GELA - La Procura di Gela ha iscritto 13 persone nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla frana che il 25 gennaio scorso ha devastato Niscemi. L’enorme smottamento trascinò a valle case e mezzi, lasciando decine di immobili sospesi nel vuoto e provocando circa 1.500 sfollati. Il reato contestato è disastro colposo. 

Tra gli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e il governatore in carica Renato Schifani. Sono stati iscritti sia in qualità di commissari delegati all’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza di Protezione civile nazionale, sia come commissari di governo contro il dissesto idrogeologico. 

Nel registro sono finiti anche i nomi dei capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, tra cui Calogero Foti e l’attuale Salvatore Cocina, i direttori generali della Regione Vincenzo Falgares, il direttore regionale Salvo Lizio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello, Giacomo Gargano e il responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio. 

Il procuratore capo Salvatore Vella, in conferenza stampa, ha spiegato che le criticità oggetto dell’indagine risalgono al periodo compreso tra novembre 2010 e il momento della frana.  

“Già nel 1997 c’erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte. Nelle casse della Regione ci sono ancora 12 milioni di euro a disposizione per i lavori”, ha dichiarato.  

L’indagine si suddivide in tre fasi: la prima riguarda la mancata realizzazione delle opere di mitigazione e il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio, la seconda i mancati interventi sulla raccolta e regimentazione delle acque, individuate come causa dell’innesco del fronte di frana, e la terza sulla zona rossa, con accertamenti su mancati sgomberi, mancate demolizioni, blocco di nuove costruzioni e autorizzazioni irregolari. L’elenco degli indagati è destinato a crescere. 

L’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo ha dichiarato: “Apprendo dalla stampa la notizia della mia iscrizione. Ritengo si tratti allo stato di un atto dovuto. Come sempre ripongo la doverosa fiducia nell’operato degli inquirenti e auspico che a breve sia chiarita la mia assoluta estraneità ai fatti”. Gli interrogatori per i 13 indagati prenderanno il via nei prossimi giorni.