BRUXELLES - Cresce la pressione dei cittadini europei sulle istituzioni di Bruxelles. L’iniziativa dei cittadini europei “Giustizia per la Palestina” ha raggiunto in soli tre mesi la soglia simbolica di un milione di firme, chiedendo formalmente la sospensione dell’accordo di associazione tra l’Unione Europea e Israele. Il traguardo è stato annunciato durante una conferenza stampa al Parlamento Europeo dall’eurodeputata francese Rima Hassan (La France Insoumise). 

Hassan, nata in un campo profughi in Siria da una famiglia palestinese, ha denunciato quella che definisce una crescente “impunità” di Israele all’interno delle istituzioni comunitarie. L’eurodeputata ha tracciato un parallelismo storico significativo: nel 2002, il Parlamento Europeo si era espresso a maggioranza per la sospensione dell’accordo a causa del mancato rispetto degli accordi di Oslo. 

“Oggi siamo di fronte a crimini molto più gravi”, ha affermato Hassan, sottolineando come, paradossalmente, la risposta dell’Ue sia diventata più flebile e ostacolata rispetto a vent’anni fa. Secondo l’eurodeputata, è proprio questo vuoto di iniziativa politica a rendere necessaria la mobilitazione diretta dei cittadini. 

Il ruolo di Hassan è però al centro di forti polemiche in Francia, dove l’eurodeputata è sospettata di apologia di terrorismo. La sua posizione a sostegno del diritto alla “resistenza armata” palestinese l’ha portata di recente a un rinvio a giudizio. Sotto accusa, in particolare, un post sui social in cui citava Kozo Okamoto, militante dell’Armata Rossa Giapponese responsabile della strage all’aeroporto di Lod nel 1972, in cui morirono 26 persone (tra cui molti pellegrini cristiani). 

Nonostante le controversie, il movimento dietro l’iniziativa non accenna a fermarsi. Manon Aubry, copresidente del gruppo The Left, ha lodato la rapidità della raccolta firme, prevedendo di raggiungere presto quota un milione e mezzo. 

Secondo l'iter burocratico, una volta verificate le firme, la Commissione Europea avrà l'obbligo di ricevere gli organizzatori, aprendo una fase di valutazione durante la quale l'esecutivo dell'Ue avrà sei mesi di tempo per esaminare l'iniziativa. Al termine di questo periodo, la Commissione dovrà presentare una comunicazione ufficiale in cui spiegherà se intende agire, proponendo una modifica legislativa o una decisione politica, oppure no, fornendo in ogni caso una motivazione dettagliata per la scelta effettuata. 

“La palla ora è nel campo della Commissione”, ha concluso Aubry, sottolineando che un milione di cittadini non possono più essere ignorati dal dibattito istituzionale.