WASHINGTON - Donald Trump agita gli Stati Uniti: il comportamento e la retorica sempre più incendiaria del presidente stanno alimentando un dibattito serrato sul suo equilibrio psichico, dividendo l’opinione pubblica tra chi lo ritiene “furbo come una volpe” e chi, con crescente preoccupazione, lo considera semplicemente fuori controllo. In un clima di guerra aperta in Medio Oriente, l’ipotesi di un comandante in capo instabile innervosisce non poco gli alleati e l’elettorato.
Non è la prima volta che la salute mentale di un inquilino della Casa Bianca finisce al centro della scena (dai dubbi su Joe Biden dopo i dibattiti televisivi, alla depressione di Lincoln o all’Alzheimer di Reagan) ma il caso Trump appare senza precedenti per intensità. Nonostante il portavoce Davis Ingle difenda a spada tratta l’energia e l’accessibilità del presidente, la definizione di “genio stabile” che Trump si è auto-attribuito fatica a convincere.
Le preoccupazioni non arrivano più solo dai Democratici, che invocano da tempo il 25° emendamento per la rimozione forzata, ma anche da figure che hanno lavorato gomito a gomito con lui. Ty Cobb, avvocato della Casa Bianca durante il primo mandato, ha definito i recenti commenti del tycoon su Truth come la prova di un preoccupante “livello di follia”.
Il punto di rottura sembra essere stato l’attacco frontale contro Papa Leone XIV, accompagnato da un’immagine (poi rimossa) che ritraeva Trump in una posa messianica. L’accusa di blasfemia ha alienato fette consistenti della base conservatrice, a partire dagli ex fedelissimi come Candace Owens, che ha definito il presidente un lunatico, mentre l’estremista di destra Nicholas Fuentes ha elencato le categorie che Trump si sarebbe ormai alienato, tra cui cattolici, musulmani, attivisti anti-guerra e seguaci della destra mediatica radicale. Anche all’interno del Senato Repubblicano è emerso un gelido disappunto, con John Thune e Mike Rounds che hanno definito inappropriato lo scontro diretto con il Pontefice.
Lo sconcerto è profondo soprattutto tra i cristiani che hanno garantito a Trump la vittoria. John Yep, leader di Catholics for Catholics — associazione che in passato ha organizzato eventi a Mar-a-Lago — si è detto “sconcertato” dal disprezzo mostrato verso la fede cattolica.
Questa frattura rischia di trasformare le prossime elezioni di metà mandato in una catastrofe per i Repubblicani. Tra la gestione del conflitto in Iran, il carovita galoppante e ora il divorzio dai fedeli cattolici, la strada verso il mantenimento della maggioranza appare sempre più una corsa a ostacoli in cui il principale ostacolo sembra essere lo stesso inquilino della Casa Bianca.