TEHERAN - Mentre Donald Trump continua i suoi attacchi pubblici contro Giorgia Meloni e Papa Leone XIV, la diplomazia iraniana ha colto l’occasione per inserirsi nelle fratture tra Roma e Washington. Attraverso una serie di messaggi affidati alle proprie ambasciate nel mondo, Teheran ha lanciato una vera e propria offensiva di “soft power”, mescolando ironia, riferimenti culturali e aperture strategiche. 

L’uscita più colorita è arrivata dalla missione diplomatica iraniana in Ghana, che su X ha proposto ironicamente l’Iran come alleato alternativo agli Stati Uniti: “Cara Italia, il vostro primo ministro ha difeso il Papa e perso un alleato a Washington. Vorremmo offrirci per occupare il posto vacante”.  

Il post elenca con umorismo le “qualifiche” iraniane: settemila anni di civiltà, amore condiviso per la poesia, l’architettura e un cibo che “richiede più tempo per essere preparato rispetto alla capacità di attenzione di Trump”. Teheran ha persino scherzato sulla paternità del gelato, definendola l’unica vera “guerra fredda” tra i due Paesi da duemila anni a questa parte. Inoltre, l’ambasciata in Ghana ha rassicurato scherzosamente sull’integrità territoriale degli spaghetti: “L’Iran nega categoricamente tutte le accuse di taglio della pasta. (...) Qualsiasi affermazione contraria è infondata e non riflette la nostra posizione ufficiale (Per favore, non controllate le nostre cucine per questo. Non vogliamo perdere il nostro potenziale alleato)”. 

Il tono ironico maschera una precisa strategia comunicativa volta a smentire le accuse di Trump, secondo cui Teheran “farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti”. Da Sofia, l’ambasciata bulgara ha definito “incredibile” l’accusa, ribadendo che la politica iraniana è improntata al rispetto delle nazioni. Dalla Thailandia, la missione diplomatica ha pubblicato una vera e propria dichiarazione d’amore per il Belpaese: “Perché dovremmo farvi del male? Adoriamo gli italiani, il calcio e le vostre città, da Roma a Rimini, fino alla Sardegna e alla Sicilia”. 

Non è mancata però la critica diretta alla politica interna Usa. L’ambasciata in Armenia ha punto Trump sui suoi problemi domestici, invitandolo a “posare il telefono per mezz’ora” per occuparsi dei 30 milioni di statunitensi senza assicurazione sanitaria e del deficit record. Contemporaneamente, l’ambasciata in Sudafrica ha diffuso un video virale (oltre 8 milioni di visualizzazioni) che deride il tentativo Usa di bloccare lo Stretto di Hormuz. 

Al di là del folklore social, il segnale politico più rilevante è giunto dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Il leader ha lodato le posizioni di nazioni come Italia, Cina e Russia nell’opporsi alla “bellicosità“, definendo tali scelte coerenti con il loro patrimonio storico. 

Il tempismo non è casuale: l’apertura di Teheran arriva proprio mentre la premier Meloni ha annunciato la sospensione del rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele, un segnale di autonomia che l’Iran sembra intenzionato a sfruttare per ridefinire i propri rapporti con l’Europa mediterranea.