BRUXELLES - L’Europa accelera sul suo “piano di riserva”. Mentre l’ombra di un possibile ritiro degli Stati Uniti dal Patto Atlantico si fa più concreta, i funzionari di Bruxelles e delle principali capitali europee stanno lavorando a una strategia che garantisca all’Alleanza la possibilità di autodifesa utilizzando le strutture militari esistenti, anche in assenza di Washington.  

Quello che alcuni definiscono informalmente la “Nato europea” non punta a creare una struttura rivale, ma a incrementare al massimo il coinvolgimento degli europei nei ruoli di comando e controllo, integrando le risorse del continente per garantire continuità operativa e deterrenza. 

I colloqui, portati avanti in modo informale attraverso incontri a margine e pranzi di lavoro all’interno e intorno all’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, nascono da una profonda inquietudine riguardo all’affidabilità degli Stati Uniti. Il dibattito ha subito un’accelerazione drammatica dopo due eventi chiave: la minaccia di Donald Trump di “impossessarsi” della Groenlandia e lo stallo diplomatico conseguente al rifiuto europeo di sostenere la guerra statunitense in Iran. 

Nelle ultime settimane, l’ostilità di Trump verso gli alleati ha raggiunto nuovi picchi: il presidente ha definito gli europei dei “codardi” e descritto la Nato come una “tigre di carta”, aggiungendo provocatoriamente che “anche Putin lo sa”. Di fronte a queste pressioni, il Segretario Generale Mark Rutte ha ammesso che l’alleanza sarà “guidata dall’Europa in misura maggiore”.  

Come sottolineato dal presidente finlandese Alexander Stubb, tra i principali promotori del piano: “Lo spostamento di peso e responsabilità dagli Stati Uniti verso l’Europa è già in corso; la cosa più importante è gestirlo in modo controllato, invece che subire un ritiro rapido e caotico”. 

L’accelerante politico decisivo è stato il cambiamento di rotta della Germania. Per decenni, Berlino ha resistito alle richieste francesi di “sovranità europea”, preferendo gli Stati Uniti come ultimo garante della sicurezza. Tuttavia, con il cancelliere Friedrich Merz, la posizione tedesca è mutata drasticamente. 

Merz ha iniziato a ripensare la strategia atlantica dopo aver concluso che Trump fosse pronto ad abbandonare l’Ucraina, confondendo — secondo il suo pensiero — vittima e aggressore. Preoccupato che non vi fossero più valori chiari a guidare la politica statunitense, Merz ha sbloccato un accordo più ampio che coinvolge ora Regno Unito, Francia, Polonia, i Paesi nordici e il Canada, configurando questa iniziativa come una “coalizione di volontari” interna alla Nato.  

Anche il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha confermato la linea: “La Nato è insostituibile, ma noi europei dobbiamo assumerci più responsabilità“. La sfida operativa è enorme, poiché l’intera architettura della Nato è imperniata sulla leadership statunitense, dalla logistica all’intelligence satellitare.  

Il piano europeo mira a colmare queste lacune intervenendo su più fronti, a partire dal comando e controllo con il trasferimento di posizioni chiave e della guida delle principali esercitazioni, specialmente nella regione nordica, a ufficiali europei. Parallelamente si punta a rafforzare la capacità industriale accelerando la produzione di equipaggiamenti vitali nei settori in cui l’Europa è rimasta indietro, come la guerra antisommergibile, le capacità spaziali, la ricognizione e il rifornimento in volo.  

Sul fronte degli armamenti avanzati si punta su progetti congiunti, come quello tra Germania e Regno Unito per lo sviluppo di missili da crociera stealth e armi ipersoniche. Per quanto riguarda le risorse umane molti funzionari tendono alla reintroduzione della leva militare come un aspetto cruciale per il successo del piano nel lungo periodo. 

Il punto più delicato riguarda la sostituzione dell’ombrello nucleare statunitense. Nessun riassetto di truppe può rimpiazzare rapidamente i sistemi di allerta missilistica e sorveglianza strategica degli Usa. Ciò ha messo Francia e Gran Bretagna sotto una pressione senza precedenti per espandere il proprio ruolo. 

Dopo la crisi diplomatica sulla Groenlandia, Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avviato discussioni sensibili per estendere la deterrenza nucleare francese ad altre nazioni europee, inclusa la Germania. Trump stesso sembra aver riconosciuto che la questione della Groenlandia è stata il punto di non ritorno, spingendo l’Europa a cercare una propria autonomia strategica che, pur restando nel solco della Nato, si prepara tecnicamente e politicamente a sopravvivere a un eventuale disimpegno totale della Casa Bianca.