GENOVA – Mentre Leonel Messi si incorona re di questa Coppa del Mondo, il Museo nazionale dell’emigrazione italiana (Mei) di Genova rilancia in questi giorni il video dedicato a Guillermo Stábile, il primo capocannoniere della storia dei Mondiali e una delle figure più rappresentative del legame tra Argentina e Italia.
Un racconto che torna particolarmente attuale, visto che anche Messi ha origini italiane. Marchigiane, per la precisione.
Distanti circa un secolo, il leggendario “El Filtrador” (soprannome di Stábile) e la “Pulga” Messi, rappresentano due generazioni di campioni argentini hanno saputo lasciare un'impronta indelebile nella storia del calcio mondiale.
Se Stábile fu il primo re del gol della competizione, con 8 reti segnate nel Mondiale del 1930, Messi continua ancora oggi a riscriverne i record, confermando la straordinaria tradizione calcistica dell’Argentina italiana (o viceversa).
Un filo che passa dunque attraverso le radici dei due fuoriclasse: la famiglia paterna di Messi era originaria di Recanati (Ancona), da dove emigrò verso Rosario. Il ramo materno, invece, proveniva da San Severino Marche (la stessa cittadina in provincia di Macerata dove anche Javier e Karina Milei si sono radicati per ottenere la cittadinanza) e raggiunse il Sud America attraverso il Brasile.
Guillermo Stábile nacque a Buenos Aires, figlio di genitori originari di San Pietro al Tanagro, un piccolo comune in provincia di Salerno. Dopo gli esordi nell’Huracán di Parque Patricio, in capitale (130 partite e 100 goal), nel 1930 approdò in Italia, dove giocò nel Genoa e nel Napoli, per poi passare alla Stella Rossa di Parigi.
Alla fine degli anni ’30 tornò in Argentina, ad allenare il club dei suoi inizi, poi passò al San Lorenzo (la squadra di Bergoglio), Estudiantes (La Plata), Ferro (quartiere di Caballito, in capitale) e Racing (Avellaneda).
Diresse anche la Nazionale argentina per 20 anni, senza interruzioni, tra il 1940 e il 1960, per un totale di 127 partite.
Due vite fatte di record conquistati con le unghie e i denti, che raccontano il profondo intreccio tra emigrazione italiana e sport, in un’epoca in cui il calcio iniziava a diventare un linguaggio globale capace di unire mondi lontani.

Guillermo Stábile con la maglia di Huracán.
“La storia di Stábile rappresenta una volta in più come il calcio, al pari di altri fenomeni sociali e culturali, ha spesso accompagnato i percorsi migratori, diventando uno strumento di integrazione e un linguaggio comune capace di superare confini geografici e differenze linguistiche” sottolinea Paolo Masini, presidente Fondazione Mei.
Il video, visibile in questi giorni nella sede del museo genovese, è disponibile sul canale YouTube ufficiale del museo.
La clip fa parte del progetto Il civico delle radici, un percorso nazionale volto alla valorizzazione della memoria migrante italiana, attraverso la posa di targhe “parlanti” dotate di QR code che raccontano, attraverso la voce narrante di attori affermati, le storie più emblematiche dell’emigrazione italiana. Per la parte della ricerca genealogica il progetto è stato realizzato in collaborazione con Arianna Censori, genealogista e socia fondatrice di Progenita – Associazione professionisti genealogisti Italia, Italea Marche e Italea Liguria
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di studio e divulgazione che il Mei dedica agli sportivi italiani e ai loro discendenti emigrati, mettendo in luce come le loro esperienze abbiano contribuito a rafforzare i legami tra l’Italia e le comunità italiane all’estero e a costruire, attraverso lo sport, un ponte duraturo tra Paesi, generazioni e culture diverse.