CANBERRA – Il governo Laburista ha rallentato l’elaborazione dei visti working holiday, mentre prepara nuove misure per ridurre il saldo netto degli ingressi nel Paese e affronta un dibattito politico sempre più acceso sui livelli di immigrazione.
Il ministro per l’Immigrazione Tony Burke ha confermato ieri che le domande continuano a essere vagliate, ma “più lentamente rispetto al passato”. Non ha indicato una ragione specifica per il cambiamento.
Interpellato sulle possibili conseguenze per il lavoro agricolo, Burke ha richiamato il programma destinato ai lavoratori del Pacifico come principale canale per la manodopera temporanea.
Il ministro ha sostenuto che, dopo il rafforzamento delle tutele previste da quel sistema, alcuni operatori avrebbero cercato di sostituire quei lavoratori con backpacker per evitare standard più rigorosi.
“Non è così che dovrebbe funzionare il sistema”, ha dichiarato.
Secondo i dati del Dipartimento degli Affari interni, nel giugno 2025 i titolari di un visto vacanza-lavoro presenti in Australia avevano superato quota 210mila, circa 100mila in più rispetto ai livelli precedenti alla pandemia.
Il leader dei Nazionali Matt Canavan ha contestato l’idea che i backpacker siano responsabili degli effetti più ampi dell’elevata immigrazione, sostenendo che non sono loro a sottrarre abitazioni e alloggi nelle grandi città.
Il suo partito ha invece approvato alla conferenza nazionale di sabato una proposta per limitare gli studenti internazionali al 25 per cento dell’attuale numero di ingressi.
Anche Pauline Hanson ha chiesto una drastica riduzione, sostenendo che il sistema studentesco stia venendo utilizzato come “porta sul retro” per entrare nel Paese e ottenere residenza e cittadinanza.
Il governo non ha ancora spiegato nel dettaglio come intenda raggiungere la previsione di 225mila persone l’anno per la net overseas migration indicata nella manovra economica di maggio.
Burke avrebbe dovuto illustrare il piano al National Press Club all’inizio del mese, ma l’intervento è stato rinviato dopo divergenze emerse nel gruppo parlamentare Laburista.
Il ministro ha giustificato il ritardo sostenendo che l’esecutivo vuole valutare tutte le conseguenze delle modifiche prima dell’annuncio.
Nel frattempo, il governo ha già introdotto alcuni cambiamenti. A fine luglio Burke ha ordinato al suo Dipartimento di dare priorità alle richieste presentate da migranti già presenti in Australia rispetto a quelle provenienti dall’estero.
La misura dovrebbe contribuire a ridurre il saldo migratorio netto, che nel 2025 era vicino a 300mila persone, ma potrebbe rendere più difficile per alcune imprese reperire lavoratori qualificati all’estero.