SYDNEY – Il governo del New South Wales e quello federale hanno annunciato un nuovo programma di riacquisto delle armi che prevede di togliere dalla circolazione circa 274mila pezzi, in risposta all’attacco terroristico di Bondi Beach.

Il primo ministro Anthony Albanese ha presentato l’iniziativa come un passo verso un sistema nazionale, sostenendo che il Commonwealth è pronto a collaborare con gli altri Stati. Ha inoltre criticato le normative ancora frammentarie in alcune giurisdizioni, citando sistemi di licenze cartacee difficili da tracciare.

Il piano del NSW entrerà in vigore il 2 novembre. Nella prima fase, chi possiede armi in eccesso potrà ricevere fino a mille dollari per ciascun pezzo consegnato. Dall’inizio del prossimo anno, il rimborso potrà arrivare fino a 10mila dollari per armi con un valore di mercato superiore a 3mila.

Il premier Chris Minns ha affermato che il programma potrebbe superare per numero di armi ritirate quello introdotto dopo il massacro di Port Arthur.

I costi saranno divisi a metà tra governo statale e Commonwealth. Minns non ha fornito una cifra precisa, ma ha riconosciuto che l’esborso potrebbe raggiungere “centinaia di milioni di dollari”.

Il premier ha inoltre chiarito che il tema entrerà direttamente nella prossima campagna elettorale, dopo che One Nation ha preso l’impegno di abrogare le nuove norme se dovesse conquistare il governo statale.

“È troppo importante per il NSW”, ha dichiarato Minns, aggiungendo che il governo è pronto a sostenere lo scontro politico senza arretrare.

Le opposizioni hanno reagito con durezza. La leader dell’opposizione del NSW Kellie Sloane ha definito il programma inefficace contro criminalità organizzata e terrorismo, sostenendo che agricoltori e tiratori sportivi rispettosi della legge non rappresentano il vero problema.

Anche Pauline Hanson ha ribadito la contrarietà di One Nation, affermando che l’attenzione dovrebbe concentrarsi su estremisti e persone già segnalate alle autorità.

Graham Park, presidente nazionale di Shooter Union Australia, ha descritto la misura come uno schiaffo ai proprietari regolari e alle piccole imprese del settore. Il deputato dello Shooters, Fishers and Farmers Mark Banasiak ha detto che cercherà di evitare legalmente la consegna delle proprie armi trasferendole a familiari in possesso di licenza.

Nel Victoria, il premier Ben Carroll non ha assunto un impegno analogo, limitandosi a dire che seguirà le indicazioni del capo della polizia.

Il Western Australia, invece, ha già riacquistato 83mila armi e continua a trattare con Canberra per arrivare a un sistema nazionale coerente.