DALLAS (Texas) – All’American Airlines Center di Dallas è quasi tutto pronto per la prima convention repubblicana per le elezioni di metà mandato. Alla kermesse che ha tanto voluto, Donald Trump si presenta in calo nei sondaggi a causa di una guerra in Iran che ha fatto schizzare i prezzi del petrolio e di conseguenza quelli della benzina.
Lo scontento per un carovita che non molla la presa è palese fra gli elettori conservatori, sempre più scettici sulle ricette del presidente che avevano eletto perché pensavano avesse la “bacchetta magica” per rilanciare l’economia.
A due anni dall’insediamento, però, la realtà è ben diversa: l’inflazione continua a galoppare, i dazi hanno fatto salire i prezzi e il conflitto in Iran ha spinto la benzina e il diesel a record storici. Problemi pressanti ai quali, secondo gli americani, il tycoon non dedica abbastanza sforzi perché distratto da altre priorità.
La sua spinta a rendere più bella Washington e a promuovere i data center che gli elettori non vogliono nelle loro comunità non piace agli elettori, come appare chiaramente nei sondaggi. Il consenso di Trump è sceso infatti al 33%, secondo l’ultima rilevazione del Financial Times.
E il commander-in-chief appare perdere terreno anche fra la sua base: molti dei suoi sostenitori infatti iniziano a girargli le spalle perché si sentono traditi dalla guerra in Iran, lanciata da un presidente che aveva promesso di mettere fine alle forever war americane.
Per Trump la convention è l’occasione per riallacciare i rapporti con i suoi fedelissimi e regalarsi una due giorni di bagni di folla, prima di prendere il volo per l’Irlanda per visitare uno dei suoi campi da golf.
Con lui a Dallas ci sarà quasi tutto il governo al completo, ma non la first Lady Melania. Non ci saranno neanche molti dei candidati repubblicani per i quali il presidente ha voluto l’appuntamento.
Coscienti dello scarso appeal del presidente fra gli elettori, molti aspiranti al Congresso hanno deciso di fare un passo indietro e non partecipare, mantenendosi così distanza da un Trump imprevedibile che rischia di naufragare le loro campagne elettorali.
Per gli assenti il gioco di equilibrio non è facile: da un lato non vogliono urtare gli elettori con la loro vicinanza a Trump, dall’altro non vogliono invece offendere il presidente e, quindi, rischiare la sua vendetta sui social.
Fra i candidati presenti c’è Ken Paxton. Il controverso ex procuratore generale del Texas è molto indietro rispetto al rivale democratico James Talarico, e una sua vittoria è cruciale per i repubblicani per cercare di mantenere la maggioranza in Senato.
Consapevole delle sue difficoltà, il super pac del presidente Maga Inc ha speso 10 milioni di dollari per l’acquisto di spazi pubblicitari a suo favore, in quello che è il suo primo significativo stanziamento di risorse per le midterm.
In campo per Paxton e per gli altri repubblicani in difficoltà è sceso anche Elon Musk che, solo la scorsa settimana, ha sborsato 3,7 milioni.
Un successo dei repubblicani alle midterm è cruciale per Trump. Il presidente vuole evitare due anni da “lame duck”, anatra zoppa, e soprattutto le indagini che i democratici sono pronti a lanciare nei suoi confronti e della sua amministrazione.
Sul voto incombe però la confusione del voto per posta, che storicamente favorisce i democratici. Trump lo vuole eliminare ma la sua battaglia legale è ancora in corso mentre il North Carolina ha già iniziato a inviare le schede elettorali, e nei prossimi giorni lo farà l’Alabama.
Una vittoria è essenziale anche per il vicepresidente JD Vance e le sue aspirazioni alla presidenza. Archiviate le elezioni di metà mandato, si scaldano infatti i motori per le presidenziali del 2028 e Vance sarà chiamato a sciogliere le riserve e decidere se candidarsi o meno al dopo Trump per aprire un nuovo capitolo per l’America.