KIEV – Mentre la Russia di Putin lancia accuse agli Usa di Trump, disposti almeno nelle parole del tycoon a concedere a Kiev la licenza per produrre i Patriot, il leader ucraino Zelensky annuncia l’arrivo a breve proprio di un pacchetto di missili intercettori dagli Stati Uniti.

“Nei prossimi giorni - ha spiegato il numero uno di Kiev, parlando alla stampa all’indomani del vertice Nato di Ankara - riceveremo un pacchetto di missili Patriot dagli Stati Uniti. Abbiamo anche raggiunto accordi separati con gli europei”.

Il presidente ucraino ha commentato in particolare l’intesa con il presidente americano sulla concessione delle licenze per produrre i Patriot in Ucraina. “Ora è molto importante che i nostri gruppi tecnici, tutti i nostri rappresentanti dei diversi ministeri e del potere esecutivo, inizino a lavorare senza sosta affinché l’Ucraina riceva le licenze il prima possibile e inizi la produzione “, ha spiegato.

La promessa di Trump tuttavia è stata vaga, perché il Presidente non ha precisato se Kiev sarà autorizzata a produrre i Pac-2 o i Pac-3, missili con capacità di gran lunga superiori. Lo stesso Trump ha poi ammesso di non aver ancora informato le compagnie produttrici (Lockheed Martin e Rtx Corporation, già Raytheon) della decisione annunciata mercoledì a Zelensky. Non è poi chiara la disponibilità delle componenti cruciali per la produzione degli intercettori e i tempi dell’apertura di un’intera catena di rifornimento di queste componenti all’Ucraina che dovrà poi aprire una fabbrica, ghiotto obiettivo per le forze di Mosca, che dovrà quindi essere protetta da batterie di Patriot da sottrarre altrove.

Ogni missile intercettore per il sistema Patriot costa circa tre milioni di dollari. E fino a poco tempo fa, gli Stati Uniti non ne producevano più di 60 al mese, 50 secondo gli analisti. Per loro, e per i Paesi alleati, in Europa e nel Golfo. Ad aumentare i dubbi sulla possibilità effettiva del trasferimento, il rischio oggettivo che i russi si approprino della tecnologia del sistema che gli Stati Uniti hanno autorizzato fino ad ora a produrre solo Germania e Giappone.

I subcontractor che riforniscono di componenti missilistiche, sistemi per il controllo dell’accensione e della spinta, come i carburanti solidi, i sistemi guida, i grandi produttori di missili sono sempre gli stessi, come ha concluso una ricerca del Center for Strategic and International Studies.

Aziende ucraine come Fire Pont, la produttrice di alcuni droni e dei missili da crociera Flamingo, ha anticipato un programma per la produzione di un sistema di difesa anti missile a costi ridotti e ha avviato negoziati con produttori europei per la fornitura di componenti complesse, a partire da un’intesa già sancita con la tedesca Hensoldt, per l’acquisizione di radar avanzati. Fire Point ha già iniziato a sfornare missili da usare una volta che saranno stati acquisiti i sistemi guida.

Il Cremlino, in ogni caso, continua a mettere il presidente americano tra i “buoni” con cui si può trattare e l’Unione Europea tra i “cattivi” guerrafondai, il cui unico scopo è infliggere una sconfitta a Mosca. Un solo vero appunto è stato mosso a Trump dal portavoce di Putin, Dmitry Peskov, all’indomani del summit del Nord atlantico. E cioè quando ha definito “una valutazione errata” del presidente Usa la sua affermazione che gli attacchi ucraini alle infrastrutture russe sono un’escalation che aiuterà a porre fine ai combattimenti.

Non è così, anzi: “Quanto più il regime di Kiev attaccherà i nostri obiettivi infrastrutturali, tanto più dovremo estendere la zona di sicurezza”, ha avvertito Peskov, riferendosi ai territori nel nord dell’Ucraina, a ridosso del confine, di cui le forze russe si propongono di prendere il controllo per istituire una zona cuscinetto.

Per Trump, insomma, Putin continua a usare un occhio di riguardo, rimanendo “aperto al dialogo”, ha sottolineato ancora Peskov. E questo perché tra i due leader permane “un dialogo costruttivo, nonostante alcune divergenze che potrebbero esserci”. 

Per esempio, “è un fatto evidente che gli Stati Uniti continuano a fornire armi e tecnologie militari all’Ucraina, lo sappiamo”, ha insistito il portavoce di Putin, ma allo stesso tempo gli Usa “mantengono il desiderio di contribuire a un processo di pace”, e “anche se a volte sbagliano, questo desiderio ci sembra sincero, e lo accogliamo favorevolmente”.

Per questo Mosca continua a vedere Washington come possibile mediatore. “Speriamo che, nonostante le notevoli complicazioni, gli americani riescano a risolvere la situazione riguardante l’Iran e che arrivi il momento di riprendere i loro sforzi anche sulla questione ucraina”, ha sottolineato Peskov.