PARIGI – Jean-Luc Mélenchon e La France Insoumise (LFI) sono finiti al centro di una crescente offensiva politica dopo le peggiori tensioni sociali registrate in Francia da anni, con avversari dal centrosinistra alla destra radicale che accusano il movimento di aver contribuito a creare un clima di forte contrapposizione.
Mélenchon, 75 anni, ha lanciato a maggio la sua quarta candidatura presidenziale e resta il principale esponente della sinistra radicale in vista delle elezioni del prossimo anno.
Le critiche si sono intensificate dopo che i disordini hanno interessato diverse città francesi.
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha attaccato direttamente LFI in Parlamento, sostenendo che il suo “programma politico di instillare violenza e caos nel Paese è ora sotto gli occhi di tutti”.
Mélenchon ha respinto ogni responsabilità, accusando invece il governo di non aver affrontato le profonde tensioni sociali ed economiche che attraversano le periferie più povere.
Le contestazioni provengono però da più fronti.
Il presidente del Senato Gérard Larcher ha affermato che sarebbe legittimo discutere perfino un eventuale scioglimento di LFI, ipotesi definita “autoritaria” dal partito.
Laurent Jacobelli, portavoce del Rassemblement National di Marine Le Pen, ha indicato nell’“ultrasinistra, compresa France Insoumise”, insieme a quella che ha definito immigrazione incontrollata, una delle cause del clima rivoluzionario.
Dal centro, Marc Fesneau del MoDem ha accusato Mélenchon di aver trasformato sistematicamente il confronto politico in uno scontro permanente.
“Quando si trasforma tutto in una battaglia, si corrono rischi seri”, ha dichiarato.
Le polemiche si accendono in una fase di profonda frammentazione politica, con tre grandi blocchi contrapposti e i tradizionali partiti di centrodestra e centrosinistra indeboliti.
I disordini hanno spostato l’attenzione sulla sinistra radicale e consentito a Le Pen di accentuare il proprio messaggio su ordine pubblico e sicurezza.
Mélenchon mantiene tuttavia una base elettorale consistente.
Un sondaggio IFOP lo colloca al 16,5 per cento, dietro Le Pen al 36 per cento ma davanti agli altri candidati tradizionali.
Un rilevamento Cluster17 indica inoltre che quasi metà degli elettori tra 18 e 24 anni e più di un terzo di quelli tra 25 e 34 anni sarebbero pronti a sostenerlo.
LFI ha costruito parte della propria forza tra giovani, quartieri popolari e cittadini di origine immigrata, presentando una visione di “Nuova Francia” fondata su una società multiculturale e una maggiore rappresentanza politica.
I sostenitori sostengono che questa impostazione rifletta semplicemente la realtà sociale del Paese.
Gli avversari accusano invece il movimento di mantenere un linguaggio volutamente ambiguo tra protesta democratica e agitazione radicale.
Durante la crisi delle pensioni del 2023, Mélenchon aveva invitato i suoi sostenitori ad “abbattere la cittadella” del governo Macron e aveva evocato in altre occasioni l’“insurrezione dei cittadini” come forza democratica.
LFI ribadisce però di sostenere ufficialmente forme di mobilitazione non violente.
L’ex presidente socialista François Hollande ha invitato a non concentrare l’intero dibattito su Mélenchon.
“Non è stato un solo partito politico o un solo individuo a gettare benzina sul fuoco”, ha dichiarato, aggiungendo che fissarsi esclusivamente su LFI rischia di impedire una comprensione più ampia delle tensioni che attraversano la Francia.