A parere di chi scrive, l’AI può supportare il Var negli episodi di assoluta oggettività, ma non è in grado di soppiantare l’arbitro in campo per via delle mille sfumature che si portano appresso i falli di gioco.

E qui mi rifaccio ai ragionamenti della professoressa Bianca Gama Pena, project manager e researcher at the State University di Rio de Janeiro, studiosa del problema: “L’intelligenza artificiale, per quanto addestrata al meglio, riuscirà mai a capire se in un contrasto c’era intenzionalità? Oppure se un giocatore ha accentuato la caduta? Oppure se la tensione è salita al punto tale da richiedere un cartellino giallo per mantenere il controllo del gioco?”.

Nei casi di fuorigioco, gol o non gol o scambi di identità, non ci sono più polemiche legate alla miserevole “teoria del complotto e del sospetto”. Ma l’algoritmo ha ampi spettri di miopia e, portato all’infinito, finirebbe per uccidere il pathos e con esso i dibattiti che rendono il calcio uno sport di tutti e per tutti.

Scriveva Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento, morto 51 anni fa in circostanze cruente: “Il calcio rappresenta l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo… Il gol azzera le differenze sociali e unisce le folle”.

A sua volta lo scrittore e giornalista Alfonso Gatto, ultras milanista, in questo sport vedeva un impasto di grazia popolare e di invenzione poetica. Il calcio non è solo quell’affare, fatto di fondi, banche e investitori, di cui ha parlato Infantino, presidente della Fifa. In esso c’è sentimento, ci sono condivisione e inclusione.

E l’intelligenza artificiale non potrà mai vivere quell’emozione che porta un tifoso ad abbracciare un altro tifoso, magari sconosciuto, per festeggiare un gol o una vittoria.

Per questa ragione è allo studio un modello chiamato “Centauro” per lasciare centralità agli arbitri in campo, supportati però da quella particolare intelligenza artificiale che, magari in futuro, prenderà il posto del Var. Ma qui dovrà fermarsi.

L’esempio più attuale e innovativo arriva dal pallone Trionda, utilizzato nell’ultimo Mondiale: un dispositivo di altissima tecnologia, capace di registrare 500 dati al secondo, ma che ha destato più di una perplessità in due episodi dell’ultimo Mondiale: il gol annullato alla Croazia per un impalpabile tocco di Matanovic e la rete convalidata all’Inghilterra nonostante il pallone fosse finito sul cavo della spidercam.

Non tutto è perfetto. Non lo è mai stato neppure l’arbitro al quale va lasciato il compito di stabilire se un pestone è da rigore o se un fallo di mano è volontario.