CANBERRA – Più di 8,1 miliardi di dollari di denaro pubblico sono stati promessi dall’inizio del 2025 per mantenere in attività alcune delle maggiori industrie australiane, dalle acciaierie alle fonderie di alluminio e rame, mentre torna al centro del dibattito il peso dei prezzi energetici sulla manifattura pesante.

Secondo un’analisi commissionata da News24, la somma comprende interventi federali e statali destinati ad aziende ritenute essenziali per occupazione, produzione industriale e comunità regionali.

L’impegno più rilevante riguarda la Whyalla Steelworks, per la quale i governi federale e del South Australia avevano stanziato 2,4 miliardi nel febbraio 2025. La cifra è successivamente aumentata di almeno altri 200 milioni.

Il governo del Queensland e quello federale hanno inoltre promesso complessivamente 2 miliardi per la fonderia di alluminio Boyne di Rio Tinto, mentre altri 600 milioni sono stati destinati alla fonderia di rame di Mount Isa.

Nel New South Wales, Canberra e il governo statale hanno impegnato 2,5 miliardi per garantire la prosecuzione delle attività della fonderia di alluminio Tomago, che assorbe circa il 12 per cento dell’elettricità dello Stato e che aveva rischiato la chiusura a causa dell’aumento dei costi energetici.

Alla lista si aggiungono 240 milioni per due stabilimenti Nyrstar, un prestito da 160 milioni al produttore di fertilizzanti Phosphate Hill e, in Tasmania, 9,6 milioni per la fonderia Liberty Bell Bay, ora in liquidazione.

L’analista energetico di MST Financial Saul Kavonic attribuisce le difficoltà strutturali del comparto all’impostazione della politica energetica federale. A suo giudizio, il governo Albanese non sarebbe riuscito a creare condizioni sufficientemente prevedibili per gli investimenti, al punto che lo stesso settore delle rinnovabili incontrerebbe difficoltà nel finanziare nuovi progetti.

La Coalizione ha collegato direttamente la successione degli interventi pubblici al Safeguard Mechanism, che impone limiti alle emissioni dei maggiori impianti industriali.

Il ministro ombra per l’Energia Dan Tehan ha sostenuto che molte delle aziende destinatarie degli aiuti siano contemporaneamente chiamate a sostenere costi derivanti dal meccanismo federale.

“Perché non abbandonare il net zero e fermare questo giro di denaro, nel quale vengono tassati con una mano e aiutati con l’altra?”, ha dichiarato.

Tehan sostiene inoltre che impianti di questa scala abbiano bisogno di energia continua e a prezzi contenuti, mentre eolico, solare e batterie non sarebbero in grado, secondo la sua analisi, di garantire da soli la quantità e la continuità necessarie.

Il direttore per l’Energia del Centre for Independent Studies Aidan Morrison ha espresso una valutazione analoga, sostenendo che i governi si trovino ormai davanti a due possibilità: continuare a convogliare denaro pubblico alle industrie oppure ridurre rapidamente il prezzo dell’elettricità.

Il governo Laburista contesta questa lettura.

Un portavoce del ministro dell’Industria Tim Ayres ha affermato che Canberra sta lavorando con governi statali, imprese, sindacati e comunità interessate per affrontare problemi strutturali che riguardano le grandi fonderie.

L’obiettivo, secondo il governo, è mantenere in Australia la lavorazione delle risorse e preservare posti di lavoro industriali ben retribuiti nelle aree regionali.

Gli interventi si inseriscono nel piano federale per portare le energie rinnovabili all’82 per cento della produzione elettrica entro il 2030 e ridurre le emissioni tra il 62 e il 70 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2035.

In alcuni casi, inoltre, gli stanziamenti sono legati a nuovi accordi energetici o investimenti infrastrutturali.

Per Tomago, l’intesa prevede che Snowy Hydro, di proprietà pubblica, contribuisca alla fornitura di energia cosidetta pulita alla fonderia. Nel caso di Boyne, Rio Tinto dovrà investire in infrastrutture energetiche e di trasmissione, con l’aspettativa di favorire investimenti per 7,5 miliardi nella rete del Queensland.

A Whyalla, infine, una parte centrale del piano pubblico punta a trasformare l’acciaieria in un importante produttore di ferro e acciaio a basse emissioni.