TEHERAN - Si inasprisce ulteriormente lo scontro verbale e militare tra Washington e Teheran. Dopo le ultime dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, l’Iran risponde lanciando un chiaro avvertimento agli Stati Uniti, prefigurando una risposta simmetrica a qualsiasi eventuale attacco alle proprie strutture strategiche.
Attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha annunciato la prospettiva di bombardare “un ponte o una centrale elettrica” sul territorio iraniano per ogni nuova azione della Repubblica Islamica contro il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. “Da questo momento in poi, ogni volta che la Repubblica islamica dell’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, che sia con un missile, un razzo, un drone o qualsiasi altro dispositivo o arma, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica, comprese quelle situate vicino o all’interno della capitale Teheran”, ha affermato il tycoon.
Questa nuova minaccia si somma a quella formulata all’indomani della morte di quattro militari statunitensi in Giordania, uccisi da un raid iraniano, quando il presidente Usa aveva promesso: “Ogni volta che Teheran ucciderà un soldato statunitense, pagherà per quella morte molte volte tanto”.
Successivamente, durante un comizio in Georgia, il presidente Trump ha ribadito la propria linea d’azione: “Stiamo colpendo l’Iran molto duramente. Gli iraniani stanno morendo dalla voglia di fare un accordo, ma non sono pronti. Ogni volta che fanno un accordo, lo vogliono cambiare. Non sono pronti, ma lo saranno presto”.
La controraffensiva verbale dell’Iran non si è fatta attendere. Una fonte militare iraniana, citata dall’agenzia Tasnim, ha dichiarato che in caso di raid statunitensi la reazione colpirà impianti energetici e infrastrutture nell’intera regione, compresi quelli in cui gli Stati Uniti vantano interessi commerciali o strategici.
“La Repubblica islamica ha una volontà ferrea nell’esercitare la propria sovranità sullo Stretto di Hormuz e non permetterà in alcun modo che questo passaggio torni a essere uno strumento di minaccia contro l’Iran”, ha affermato la fonte militare, aggiungendo che gli Stati Uniti “negli ultimi 10 giorni dovrebbero aver compreso pienamente che l’Iran può colpire qualsiasi obiettivo decida di colpire”, e definendo una possibile mossa di Trump “un azzardo destinato a trasformarsi ancora una volta in una sconfitta politica”.
Sulla stessa linea si è espresso il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: “La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio. Qualsiasi aggressione contro l’Iran, incluso contro le infrastrutture del Paese, provocherà risposte di potenza e decisive”.
A delineare le conseguenze regionali del conflitto è intervenuto anche il capo negoziatore e presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf. Attraverso un post su X, Ghalibaf ha avvertito che, senza una conclusione dello scontro tra Teheran e Washington, l’intera area rischia di venire travolta: “In una regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno lo venderà. Se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro, e la sicurezza di Hormuz dipende dall’assenza di forze americane”, rimarcando inoltre che la rotta marittima “non tornerà alle condizioni prebelliche”.