DAMASCO - Il presidente francese Emmanuel Macron sta bene e il programma della sua storica visita ufficiale in Siria non subirà alcun cambiamento. È questa la ferma risposta che arriva dall’Eliseo dopo i momenti di generale apprensione suscitati da due violente esplosioni che all’alba hanno scosso la capitale siriana.

Attualmente, il Capo di Stato transalpino si trova blindato all’interno del palazzo presidenziale, dove si sta svolgendo l’incontro allargato tra i presidenti e le rispettive delegazioni, a cui seguirà un decisivo colloquio bilaterale. 

La visita di Macron riveste una portata storica eccezionale: si tratta del primo viaggio di un leader occidentale nel Paese arabo dalla caduta del regime di Bashar al-Assad, avvenuta nel dicembre di due anni fa, e della prima missione di un presidente francese dal 2009. L’obiettivo dichiarato è l’apertura di una nuova pagina di stabilità, pace e cooperazione economica incentrata sui programmi di ricostruzione post-bellica. 

La transizione della Siria rimane tuttavia drammaticamente fragile dopo oltre 13 anni di guerra civile. Stamane Damasco si è svegliata bruscamente con la notizia di un “atto criminale” (come lo ha definito alla tv satellitare al-Jazeera un ufficiale della sicurezza siriana), che ha provocato un bilancio ancora provvisorio di almeno 18 feriti, tra i quali quattro agenti di polizia.  

Le deflagrazioni sono avvenute nei pressi degli uffici del ministero del Turismo e, come sottolineato dai media internazionali, a breve distanza dall’hotel Four Seasons, la struttura di lusso dove Macron ha trascorso la notte passata dopo aver cenato in un ristorante del centro storico. Secondo l’emittente al-Arabiya, tra i feriti si registra anche il sottosegretario al Turismo, Faraj al-Qashqoush, le cui condizioni sono definite stabili. 

Stando alla ricostruzione ufficiale fornita dalle autorità di Damasco, due ordigni improvvisati (Ied) erano stati occultati rispettivamente in un cestino dei rifiuti e all’interno di un’auto parcheggiata nella zona. Le bombe sono esplose proprio mentre le unità specializzate degli artificieri si apprestavano a disinnescarle.  

Al momento delle deflagrazioni, Macron aveva comunque già lasciato l’albergo per trasferirsi al palazzo presidenziale, e l’Eliseo ha confermato la regolare prosecuzione dei colloqui.

Lo stesso presidente francese ha voluto lanciare un messaggio di fermezza affidando una riflessione ai social network: “Nulla potrà stroncare l’aspirazione dei siriani a vivere in una Siria completamente sovrana, sicura, pluralista e unita. Questa mattina ho incontrato la Siria in tutta la sua diversità. Ho visto dignità, coraggio e determinazione”. 

L’attacco odierno si inserisce in una scia di attentati che continua a insanguinare la Siria del dopo-Assad.

Giovedì scorso, proprio mentre il ministro degli Esteri siriano si trovava in visita a Beirut, l’esplosione di una bomba in un bar nel centro di Damasco, vicino al Palazzo di Giustizia, ha ucciso dieci persone in un assalto mai rivendicato. L’episodio era giunto nelle stesse ore in cui veniva completata la formazione (non senza contestazioni interne) del primo Parlamento del dopo-Assad da 210 seggi, la cui seduta inaugurale è stata rimandata a data da destinarsi.

In precedenza, a giugno, un attentato suicida siglato dal gruppo Saraya Ansar al-Sunnah (attribuito allo Stato Islamico) aveva provocato 25 morti in una chiesa. 

L’Is, che un tempo controllava ampie aree di Siria e Iraq, ha rivendicato diversi attacchi dall’inizio dell’anno, annunciando una “nuova fase” di operazioni contro la nuova leadership siriana. Una reazione legata al fatto che Damasco – dopo un faccia a faccia alla Casa Bianca tra Donald Trump e il leader siriano Ahmed al-Sharaa – ha formalizzato l’adesione della Siria alla Coalizione globale per sconfiggere l’Is. 

Protagonista assoluto della nuova Siria è proprio Ahmed al-Sharaa. Un tempo noto come Abu Mohammed al-Jawlani, l’ex leader del gruppo Hayat Tahrir al-Sham (Hts) – fazione che nel novembre di due anni fa fece partire dal nord la fulminea avanzata militare che rovesciò Assad – è un ex jihadista nato in Arabia Saudita che afferma di aver rotto definitivamente con l’estremismo.  

Dopo un profondo restyling d’immagine, al-Sharaa ha scelto Parigi come sua prima tappa europea e oggi ha accolto Macron a Damasco con l’obiettivo di consolidare il controllo del territorio, ripristinare la sicurezza e raccogliere i massicci finanziamenti internazionali necessari alla ricostruzione. In un’intervista rilasciata a Bfmtv, al-Sharaa ha lodato il “ruolo molto costruttivo” della Francia, definendola “amica del popolo siriano”. 

I colloqui bilaterali tra le due delegazioni coprono uno spettro strategico vastissimo. Sul piano diplomatico, si discute intensamente di lotta al terrorismo e del possibile rafforzamento delle relazioni bilaterali: la Francia è attualmente rappresentata a Damasco da un incaricato d’affari che risiede stabilmente a Beirut. Sul tavolo ci sono anche le dinamiche regionali, a partire dal dossier Libano, per il quale Parigi ha chiesto esplicitamente a Damasco di astenersi da qualsiasi intervento. 

Il cuore pulsante della visita resta però economico. Macron si è presentato in Siria alla guida di una folta delegazione di imprese che include i vertici di colossi transalpini come Cma Cgm – la compagnia di spedizioni marittime che lo scorso anno ha ottenuto una concessione trentennale per la gestione del porto strategico di Latakia – e TotalEnergies.  

Gli accordi istituzionali toccheranno comparti chiave come l’aviazione, l’agricoltura, il turismo, l’industria e soprattutto l’energia, settore dove nell’ultimo anno sono già stati siglati contratti per il potenziamento delle centrali elettriche siriane. Parigi mira ad assumere un ruolo operativo di rilievo nella modernizzazione finanziaria e infrastrutturale del Paese, sfruttando canali preferenziali per i grandi progetti di investimento. 

Le opportunità commerciali si intrecciano inevitabilmente con la geopolitica dell’energia. Nel bel mezzo della gravissima crisi che sta interessando lo Stretto di Hormuz – acuita dall’avvio delle operazioni militari di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dalle relative risposte di Teheran – la Siria punta a valorizzare la propria centralità geografica come rotta alternativa e sicura per i flussi di idrocarburi. Una tesi sposata apertamente dall’amministratore delegato di TotalEnergies,  

Patrick Pouyanné, il quale ha ricordato che la Siria “è un Paese che si trova a un bivio in Medio Oriente” e che può trasformarsi in un “importante Paese di transito per il petrolio proveniente dall’Iraq, verso il Mediterraneo”, offrendo così “rotte alternative” all’instabilità di Hormuz. 

Il concetto è stato ribadito dallo stesso al-Sharaa durante un forum economico alla presenza di Macron: il leader siriano ha rimarcato come, “dopo la crisi dello Stretto di Hormuz, il mondo abbia realizzato il valore di corridoi sicuri e stabili”, descrivendo la nuova Siria come un “Paese che ha scelto di aprire le porte a chi vuole contribuire a costruirne il futuro”.