TEHERAN - La tensione tra Washington e Teheran raggiunge il punto di rottura.

Dopo le ultime, durissime dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha lanciato un severo avvertimento: i negoziati tra Iran e Stati Uniti per un accordo finale “non inizieranno” se le minacce continueranno.  

Il capo della diplomazia iraniana ha fatto esplicito riferimento al paragrafo 13 del Memorandum d’intesa siglato con gli Stati Uniti per blindare la posizione della Repubblica Islamica. 

La dura presa di posizione di Araghchi arriva in un momento di profondo lutto nazionale per il Paese. Il ministro ha infatti sottolineato su X come “milioni di orgogliosi iraniani” si stiano radunando in queste ore per i funerali del defunto Ayatollah Ali Khamenei. “Né loro né le nostre coraggiose Forze Armate si lasciano intimidire da alcuna minaccia. Onorate la vostra firma”. 

Le parole del ministro degli Esteri giungono in aperta risposta a quanto affermato ieri da Trump davanti ai giornalisti nello Studio Ovale. Il tycoon aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero raggiunto un accordo con l’Iran o, in alternativa, avrebbero “portato a termine il lavoro”.

Inoltre, Trump ha aggiunto una esplicita minaccia economica e militare: “Possiamo abbattere i loro ponti in un’ora, possiamo bloccare la loro fornitura di energia... Non hanno soldi adesso. Non abbiamo dato loro alcun denaro”. 

Nel frattempo, il Paese è paralizzato dal dolore. Migliaia di persone si sono radunate nella città santa iraniana di Qom per il quarto giorno di processioni funebri in onore dell’Ayatollah Ali Khamenei. Il leader supremo è stato ucciso alla fine di febbraio, proprio nel primo giorno della guerra che vede gli Stati Uniti e Israele contrapposti all’Iran. 

Le spoglie della guida spirituale sono esposte nella moschea di Jamkaran a Qom, centro nevralgico dell’Islam sciita. Le immagini aeree trasmesse dalla televisione di Stato hanno mostrato le strade della città, che conta circa 1,5 milioni di abitanti, letteralmente gremite di persone in lutto.

All’interno della moschea si è svolta una solenne funzione religiosa officiata da Abdollah Javadi-Amoli, influente ayatollah conservatore di 93 anni. Le telecamere hanno documentato l’omaggio della folla, tra cui numerosi religiosi con il turbante, alle bare di Khamenei e di quattro familiari rimasti uccisi insieme a lui nell’attacco, tra cui una nipotina di soli 14 mesi. 

Al termine dei riti di addio, previsti dopo il 9 luglio, la diplomazia proverà a muovere i primi passi. Secondo indiscrezioni non ancora confermate ufficialmente e rilanciate dal quotidiano Pakistan Observer, un nuovo round di negoziati a livello tecnico tra esperti iraniani e statunitensi, con la mediazione del Pakistan, potrebbe tenersi a Islamabad il 14 e 15 luglio. Proprio nella capitale pakistana è attesa a giorni una delegazione guidata dal ministro degli Interni di Teheran, Eskandar Momeni. 

Mentre la diplomazia è in stallo, il conflitto si sposta pericolosamente sulle rotte marittime globali. Nella notte, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno lanciato almeno due missili contro navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz. A rivelarlo è il sito Axios, che cita due funzionari statunitensi secondo cui due imbarcazioni hanno subito danni significativi, sebbene non si registrino vittime. 

L’agenzia britannica per le operazioni commerciali marittime (Ukmto) ha confermato che una petroliera in navigazione verso sud, a circa 8 miglia nautiche (15 chilometri) a est di Limah, in Oman, è stata colpita sul lato sinistro da un proiettile non identificato che ha innescato un incendio a bordo, senza causare feriti o impatti ambientali. 

I dettagli del raid emergono da un’inchiesta del Wall Street Journal, secondo cui l’attacco è stato preceduto da precise minacce via radio intercettate nel fine settimana, durante le quali i Pasdaran avevano intimato alle navi in transito che “i nostri missili e droni sono pronti a colpirvi”. 

Una delle imbarcazioni prese di mira è la Al Rekayyat, una grande petroliera per il trasporto di gas naturale liquefatto (Gnl) di proprietà della Nakilat, la divisione di trasporto marittimo del colosso energetico del Qatar. La nave si trovava all’imboccatura dello stretto, nel Golfo dell’Oman, quando il missile l’ha centrata sul lato sinistro, nella parte superiore della sala macchine. 

Una registrazione audio ottenuta e pubblicata dal quotidiano statunitense descrive i drammatici momenti successivi all’impatto: “Incendio in sala macchine e piena di fumo. Impossibile valutare ulteriori danni. Tutto l’equipaggio è al sicuro e si è radunato sul lato di dritta”.