ROMA - Valter Lavitola è indicato dalla Procura di Roma come il presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre dello scorso anno davanti all’abitazione del conduttore di Report.  

È quanto emerge dal decreto di perquisizione disposto il 4 luglio dai pm della Direzione distrettuale antimafia di piazzale Clodio, che contestano all’imprenditore, giornalista ed ex editore anche il reato di strage. 

Lavitola, nato a Salerno nel 1966, è stato direttore ed editore de “L’Avanti!” ed è noto alle cronache giudiziarie per alcune vicende legate agli anni del berlusconismo. È stato condannato per una frode sui contributi pubblici all’editoria percepiti dal quotidiano che dirigeva e per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, vicenda che l’ex premier aveva sempre negato. 

Il suo nome è comparso anche nel processo sulla cosiddetta compravendita dei senatori, relativa al passaggio di parlamentari dal centrosinistra al centrodestra tra il 2006 e il 2008 e alla caduta del governo Prodi. 

Secondo l’accusa, Lavitola avrebbe dato mandato a Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, di individuare persone in grado di reperire esplosivo e farlo detonare davanti alla casa del giornalista. Il reato viene contestato in concorso con alcuni componenti della banda arrestata la scorsa settimana e con lo stesso Clesio Tavares, ritenuto dagli inquirenti l’intermediario tra l’ex editore e gli esecutori materiali dell’attentato. 

Nel decreto, i pm ricostruiscono anche un presunto sopralluogo compiuto il 16 settembre, circa un mese prima dell’attentato. In quella data Lavitola avrebbe accompagnato l’autore materiale nei pressi dell’abitazione di Ranucci. 

Dagli atti emerge inoltre che, subito dopo l’attentato, l’ex editore si sarebbe interessato all’allontanamento dall’Italia dell’intermediario. Clesio Tavares risulta dal 2017 dipendente della società Cefalù, riconducibile a Lavitola, che gestisce un ristorante nella zona di Monteverde Vecchio, a Roma.  

Secondo gli investigatori, l’imprenditore avrebbe anche garantito assistenza legale al quarantasettenne, che in base agli accertamenti si troverebbe tuttora in Camerun. 

Nel decreto viene citato anche un episodio successivo agli arresti. Pellegrino D’Avino, uno dei componenti della banda, una volta raggiunto dalla misura cautelare avrebbe chiesto al suocero di avvisare Clesio Tavares, affinché quest’ultimo informasse “quell’altro”, indicato dagli inquirenti come presumibilmente Lavitola. 

Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari. La posizione dell’ex editore sarà valutata nel prosieguo dell’inchiesta, mentre gli accertamenti della Dda puntano a ricostruire l’intera catena di comando dell’attentato.