BUENOS AIRES – Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha annunciato questo giovedì l’approvazione della seconda revisione dell’accordo firmato con l’Argentina nel 2025, una decisione che autorizza un nuovo esborso di circa 1 miliardo di dollari per il Paese.
La conferma è arrivata tramite un comunicato diffuso da Washington, nel quale l’organismo ha sottolineato i progressi del programma economico promosso dal governo di Javier Milei e ha parlato di “un nuovo traguardo” nell’ambito dell’accordo in vigore.
“Questo rappresenta un nuovo traguardo nel quadro del programma, il cui obiettivo è consolidare la disinflazione, rafforzare la stabilità esterna e gettare le basi per una crescita più solida e sostenibile guidata dal settore privato”, ha affermato il Fmi.
L’approvazione implica che l’Argentina avrà accesso immediato a nuovi fondi, in un contesto in cui il governo cerca di rafforzare le riserve, mantenere l’equilibrio fiscale e stabilizzare le variabili finanziarie.
Ma la revisione non è arrivata da sola. Parallelamente, il Fmi ha diffuso il contenuto del cosiddetto “Articolo IV”, un rapporto tecnico in cui ha esplicitato come immagina una futura riforma tributaria per l’Argentina e ha chiesto modifiche a imposte chiave.
Uno dei punti più sensibili riguarda l’imposta sul reddito. L’organismo ha criticato la riforma promossa nel 2023 (durante il governo di Alberto Fernández, quando era ministro dell’Economia Sergio Massa) ritenendo che abbia lasciato meno dell’1% dei lavoratori formali soggetti all’imposta. Sebbene parte di quella decisione sia stata successivamente revocata, il Fondo ha considerato che la soglia degli esentati resti troppo elevata.
Per questo motivo ha raccomandato di ridurre la soglia, affinché almeno il 20% dei lavoratori torni a pagare l’imposta sul reddito, tornando a un livello simile al 2019. Secondo le stime dell’organismo, entrerebbero nelle casse dello Stato circa lo 0,4% del Pil.
Il Fmi ha inoltre puntato il dito contro il regime del Monotributo. Pur riconoscendo che ha contribuito a formalizzare lavoratori e ampliare la copertura previdenziale, ha sostenuto che genera “distorsioni” rispetto al regime generale e scoraggia la crescita delle imprese.
In questo contesto, ha proposto di “allineare le aliquote effettive e i contributi sociali al regime generale”, oltre a rivedere i passaggi tra le categorie. Secondo l’organismo, questi cambiamenti potrebbero apportare tra lo 0,4% e l’1% aggiuntivo del Pil in termini di entrate fiscali.
Il documento ha inoltre criticato esenzioni e aliquote ridotte dell’Iva, ha proposto di rafforzare le imposte interne ed è tornato a insistere sull’eliminazione graduale di tributi considerati “distorsivi”, come le ritenute sul settore agricolo e l’imposta sugli assegni.
Il governo si è già impegnato con il Fondo a presentare entro la fine dell’anno una proposta di riforma tributaria integrale, uno dei punti che appare centrale nel programma economico concordato con l’organismo internazionale