PARIGI - Un’ondata di proteste studentesche sta attraversando la Francia, trasformando i licei di tutto il Paese nel teatro di blocchi, manifestazioni e violenti scontri con la polizia.

La mobilitazione degli studenti delle scuole superiori, coincisa con una giornata di sciopero generale, denuncia da oltre una settimana le precarie condizioni del sistema scolastico: orari congestionati, classi sovraffollate, carenza di insegnanti, aule surriscaldate dopo le recenti ondate di caldo, assenza di sostituti per i docenti e mancanza di risorse e di condizioni di apprendimento “decenti”.

Mentre il movimento si allarga e vede il sindacato studentesco Usl invitare gli studenti delle superiori e quelli universitari a unire le forze per un “secondo atto” della protesta, la tensione è sfociata in disordini in numerose città.

I disagi, partiti dalla regione dell’Île-de-France attorno a Parigi, si sono diffusi rapidamente. Secondo il ministero dell’Istruzione, circa 400 scuole su 3.700 a livello nazionale sono state interessate da proteste. Circa 40 istituti sono stati oggetto di blocchi completi e altri 44 hanno subito tentativi di blocco. I disordini hanno provocato il ferimento di dieci persone tra studenti e personale scolastico.

Scene di forte tensione sono state registrate in tutto il territorio.

A Lille, davanti al Lycée César Baggio, studenti a volto coperto hanno dato fuoco ai cassonetti, vandalizzato pensiline degli autobus e pannelli pubblicitari, lanciando poi bottiglie e sanpietrini contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con manganelli e gas lacrimogeni.

A Nantes, i giovani hanno accatastato decine di cassonetti per sbarrare l’accesso al Lycée Gabriel Guist’hau.

A Parigi, si sono verificate tensioni tra una trentina di studenti e le forze di polizia davanti al liceo Arago. Al liceo Lamartine, circa 80 ragazzi hanno esposto cartelli con slogan come “più ore di lezione che di sonno” e “dalle 8.00 alle 18.00, siamo alunni o in stato d’arresto?“. Una studentessa di 17 anni dell’istituto ha spiegato di essere esasperata per la mancanza di risorse, le aule calde e gli orari prolungati, aggiungendo: “Siamo qui anche per sostenere i nostri insegnanti, che hanno una quantità di lavoro folle rispetto a quanto guadagnano”.

A Seine-Saint-Denis, uno dei luoghi-simbolo della difficile periferia parigina, il sindaco locale del partito La France Insoumise (Lfi), Bally Bagayoko, si è unito a centinaia di studenti davanti al Lycée Paul-Eluard. Guidandoli in una versione della Marsigliese, ha definito le proteste “assolutamente legittime”, denunciando che i quartieri a basso reddito ricevono meno risorse rispetto a quelli benestanti.

Al Lycée Brequigny di Renne, il più grande istituto della Bretagna, un centinaio di studenti ha lanciato oggetti contro la struttura. Ulteriori blocchi, mobilitazioni e presidi si sono registrati a Bordeaux, Lione, Marsiglia e in altre località del Paese.

I disordini hanno provocato la dura reazione delle autorità. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha reso noto l’alto numero di interventi delle forze dell’ordine: “Sono stati effettuati 440 fermi su tutto il territorio nazionale. Non disponiamo ancora del bilancio definitivo, ma mi è stato riferito che per due terzi dei casi si è proceduto al fermo di polizia”.

Il giorno precedente si erano già registrati 164 arresti e 180 scuole coinvolte, con Nuñez che ha avvertito: “Non possiamo tollerare eccessi”.

Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha condannato fermamente le violenze. “Sono state avviate azioni legali contro questi atti. Si tratta di violenze inammissibili”, ha scritto su X, aggiungendo che “legittimarle o... invocare l’estensione dei blocchi significa mettere in pericolo sia gli studenti che i pubblici ufficiali. È un comportamento irresponsabile”.

Anche il primo ministro Sébastien Lecornu ha dichiarato che qualsiasi escalation nei licei sarebbe “irresponsabile”, criticando il sostegno fornito al movimento dal partito di estrema sinistra Lfi.

La protesta degli studenti si inserisce in un contesto politico e sociale infuocato. I sindacati hanno organizzato manifestazioni e scioperi nazionali per contestare la bozza di bilancio presentata dal primo ministro Lecornu, stretto alleato del presidente Emmanuel Macron. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Parigi e in altre città, con l’adesione di insegnanti e vigili del fuoco su tutto il territorio, mentre i trasporti pubblici sono rimasti per lo più regolari.

Ad alimentare il clima di scontro sono arrivate anche le dichiarazioni di Sophie Binet, segretaria generale del sindacato Cgt: “La rabbia è enorme. Avverto il governo: deve ascoltare le richieste e rivedere la bozza di bilancio, che è pericolosa per il Paese e ci sta portando a tutta velocità contro il muro della recessione a 200 chilometri all’ora”.