CANBERRA – Il piano del governo federale per aumentare la disponibilità di gas sul mercato australiano e ridurre i prezzi per famiglie e imprese sarà sottoposto oggi al vaglio di una commissione parlamentare, dinanzi alla quale compariranno rappresentanti del settore energetico e delle organizzazioni imprenditoriali.
Il disegno di legge prevede che gli esportatori di gas naturale liquefatto riservino al mercato interno fino al 20 per cento della produzione prima di poterla vendere all’estero.
Il ministro delle Risorse Madeleine King sostiene che la misura dovrebbe creare una moderata eccedenza di gas sulla costa orientale, contribuendo così al contenimento dei prezzi.
Il settore energetico contesta però questa impostazione. Samantha McCulloch, amministratrice delegata di Australian Energy Producers, ha sostenuto che il sistema potrebbe penalizzare gli operatori concentrati sul mercato nazionale, ridurre la concorrenza e, nel lungo periodo, produrre l’effetto opposto, facendo aumentare i prezzi e il rischio di carenze.
Il governo Laburista ha già modificato il progetto originario, abbandonando l’obbligo di una quota fissa del 20 per cento e trasformandolo in un limite massimo.
La quantità effettivamente riservata potrebbe quindi essere inferiore, sulla base delle decisioni del ministro e delle indicazioni dell’Australian Energy Market Operator e dell’Australian Energy Regulator.
Anche questa soluzione ha suscitato critiche. Il Grattan Institute ritiene che il meccanismo rischi di diventare eccessivamente complesso e ha proposto invece regole prestabilite che colleghino la quota da riservare alle effettive necessità del mercato.
Perplessità stanno venendo inoltre avanzate dall’Australian Chamber of Commerce and Industry (ACCI).
L’organizzazione sostiene l’obiettivo di garantire gas a prezzi accessibili, ma ritiene che la riallocazione della produzione esistente non possa sostituire nuovi investimenti nell’offerta, procedure più rapide per l’approvazione dei progetti e infrastrutture adeguate per trasportare il gas verso i principali centri di domanda.
Il sistema, modellato in parte sulla politica già in vigore nel Western Australia, era stato annunciato nel dicembre 2025 dopo una campagna guidata dal senatore indipendente David Pocock e da gruppi progressisti a favore di una tassa sulle esportazioni di gas.
La senatrice dei Verdi Steph Hodgins-May, sostenitrice di quell’imposta e componente della commissione, ha definito la proposta governativa una “patetica capitolazione” alle richieste dell’industria.