MELBOURNE – La conferenza annuale organizzata da VATI - Victorian Association of Teachers of Italian - rappresenta un appuntamento atteso dagli insegnanti di italiano dello Stato e la numerosa partecipazione ne è la più concreta testimonianza.
Una giornata da trascorrere insieme per aggiornarsi, confrontarsi e prendere spunto da una serie di 24 workshop e ulteriori sessioni di approfondimento. Una scelta non semplice per gli insegnanti, e non soltanto per la quantità, ma anche per la qualità degli interventi organizzati dal nuovo comitato VATI, lo scorso 1° maggio al Catholic Leadership Centre di East Melbourne.
La neopresidente VATI, Maria Brancolino, dopo i saluti di rito ha voluto presentare i membri del Comitato eletto l’11 febbraio scorso durante l’Annual General Meeting, che comprende, insieme a lei, Giulia Tomat nel ruolo di vicepresidente, Assunta Righi come tesoriere, Michela Pellizon come segretaria amministrativa e Sarah Porto come segretaria responsabile dei verbali. Il resto del comitato è composto da Marco Lacivita, Federica Mancusi, Claudia Bellani, Laura Loi, Manuela Leone, Chiara Franzò, Eleonora Luisetto e Ferdinando Colarossi, che ha servito come presidente per gli ultimi 25 anni.
La console generale d’Italia a Melbourne, Chiara Mauri, presente alla conferenza, ha voluto ringraziare tutti gli insegnanti di italiano per il loro “lavoro straordinario” e per essere “il cuore pulsante della diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero”.
“Non siete soltanto trasmettitori di conoscenze scientifiche, ma siete ambasciatori della cultura italiana – ha proseguito la Console –. Attraverso le vostre lezioni, infatti, aprite vere e proprie finestre sull’Italia, sulla sua storia, sulla sua creatività. Il vostro ruolo, quindi, è particolarmente significativo qui in Victoria, uno Stato che ospita la più numerosa comunità italiana d’Australia”.
Chiara Mauri ha anche sottolineato come “la capacità di creare rete, di condividere buone pratiche, di sostenervi reciprocamente e di innovare l’insegnamento della lingua italiana è un esempio concreto di come la comunità professionale possa fare la differenza”.
Ed è proprio parlando di fare la differenza, di lasciare un segno, che Mauri ha voluto ringraziare e consegnare personalmente un riconoscimento a Ferdinando Colarossi, presidente dell’Associazione degli insegnanti del Victoria per oltre due decenni, che ha passato quest’anno il testimone a Maria Brancolino, dopo aver “guidato la VATI con dedizione, competenza e visione”.
“Il suo impegno instancabile ha rappresentato un punto fermo per l’associazione e la comunità”, perché, “sono le persone che con la loro passione, con la loro competenza, il loro senso di responsabilità lasciano un segno duraturo. E Ferdinando, certamente, nel suo campo ha fatto la differenza”.
Michela Pellizon, segretaria VATI e responsabile dell’area didattico-linguistica del Co.As.It. di Melbourne ha poi preso la parola per ricordare alla platea l’apertura della mostra ROME: Empire, Power, People al Melbourne Museum, un’ottima opportunità per le classi di italiano di immergersi nella storia e nella cultura dell’Antica Roma con la possibilità di visite guidate anche in italiano.
Il microfono è stato poi ceduto alla relatrice principale della conferenza, la professoressa di Literacy and Reading Tanya Serry de La Trobe University, il cui intervento si è incentrato sull’importanza dello studio di una lingua straniera e come possa contribuire a risolvere quella che ha definito “l’emergenza nella lettura”.
Serry ha mostrato dei dati preoccupanti che riguardano la competenza nella lettura degli studenti australiani, con il 65,1% dei ragazzi di Anno 9 con elevata capacità o competenza superiore alla media, mentre il 34,9% ha bisogno di supporto o sta ancora sviluppando le proprie competenze. La docente ha poi indicato come le ricerche evidenzino che, mediamente, chi proviene da una famiglia dove si parla una seconda lingua in casa, raggiunge un livello di competenza più alto nella lettura.
“Leggere è centrale nella vita delle persone ed è spesso associato a una partecipazione significativa alla vita economica, politica, sociale e professionale della società nel suo complesso”, ha sottolineato Serry che ha chiarito anche l’esistenza di un legame diretto tra le scarse competenze nella lettura e la probabilità di avere problemi con la giustizia. “Sappiamo che il rischio di essere coinvolti in qualche forma di criminalità è molto più alto per chi ha basse competenze di lettura e scrittura”.
Ma, anche quando questo non comporta conseguenze immediate, ha proseguito Serry, chi ha difficoltà nella lettura si trova spesso a dover affrontare problemi a scuola o una bassa autostima.
“E gli studenti si scoraggiano molto rapidamente. C’è un rischio molto più alto di abbandonare la scuola, o di avere comportamenti problematici”, senza poi considerare che vi sono minori opportunità di formazione post-secondaria, di ottenere un reddito stabile e impedimenti maggiori nel mantenere una buona salute fisica e mentale.
“Per questo la lettura è davvero fondamentale, ed è compito degli educatori e delle scuole - non soltanto dei singoli insegnanti - fare in modo che tutti i bambini imparino a leggere bene. Imparare a leggere non è qualcosa di naturale, ed è questo il punto centrale di tutto il lavoro svolto negli ultimi decenni sull’insegnamento della lettura”, ha aggiunto la relatrice.
Il focus si è poi spostato sulle miscredenze legate all’apprendimento della seconda lingua, che, a differenza di quanto si riteneva in passato, rappresenta un innegabile vantaggio per i bambini.
Grazie a un ampio numero di ricerche condotte, intorno agli anni 2000, quando i benefici del bilinguismo sono stati dimostrati chiaramente, è cambiata anche la prospettiva sulla valenza dello studio delle lingue straniere.
“Abbiamo quindi abbandonato alcuni miti, come l’idea che imparare una seconda lingua possa causare ritardi, confusione o problemi nello sviluppo della prima lingua – ha chiarito Serry –. Oppure che occupi troppo ‘spazio’ nel cervello: la maggior parte di queste convinzioni è semplicemente un mito”.
In realtà, l’apprendimento linguistico contribuisce “allo sviluppo cognitivo generale e non crea confusione, né è legato a un’intelligenza inferiore. Sappiamo che il bilinguismo ha un effetto positivo sullo sviluppo della prima lingua”.
La docente ha poi insistito sul fatto che “esistono benefici ben documentati, soprattutto per ciò che chiamiamo ‘consapevolezza metalinguistica’, ovvero la capacità di riflettere sul linguaggio stesso”.
Se si conosce una sola lingua, infatti, spesso la si usa automaticamente. Quando invece si impara una seconda lingua, si inizia a riflettere e questa riflessione aiuta a capire che le strutture linguistiche possono funzionare in modi diversi: “Per esempio, in una lingua l’aggettivo viene prima del nome, in un’altra dopo. Questo porta a una comprensione molto più profonda di come funziona il sistema linguistico, con grandi benefici anche per la lingua madre”, di cui, generalmente, aumenta l’accuratezza e il controllo.
In conclusione, Tanya Serry ha riconosciuto il grande lavoro di tutti i presenti, ricordando “il valore e la credibilità che voi insegnanti di italiano potete avere con studenti provenienti da tutto il mondo”.