KIEV - La Russia alza il livello dell’offensiva in Ucraina, colpendo infrastrutture civili, scuole, stazioni ferroviarie e abitazioni private. Mentre la diplomazia resta in attesa dell’annuncio del presidente statunitense Donald Trump su un imminente vertice tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, il leader di Kiev esprime forte timore per il rischio di una “nuova Yalta” in vista dell’annunciato summit a tre che dovrebbe coinvolgere anche il presidente cinese Xi Jinping.
In un contesto di negoziati ancora paralizzati, si registra un’ulteriore e pesante escalation sul campo. Un attacco condotto dalle forze russe contro la stazione ferroviaria di Dnipro ha provocato almeno 13 morti. Secondo quanto ricostruito dalle autorità locali, un drone si è abbattuto su una banchina affollata di passeggeri, mentre si trovavano in sosta un treno elettrico suburbano e un convoglio di linea, nonostante fosse già scattato l’allarme aereo.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato con decisione la strage di Dnipro su Telegram, mettendola in diretta correlazione con la recente attenuazione della pressione sanzionatoria statunitense su Mosca: “I russi hanno attaccato con un drone il marciapiede della stazione, dove si trovavano un normale treno elettrico suburbano e un regolare treno passeggeri. Purtroppo, al momento, si sa di 13 morti”.
Incalzando direttamente gli alleati occidentali, Zelensky ha poi sollevato duri interrogativi: “Quanti di questi attacchi terroristici la Russia ha già inflitto alla nostra gente anche dopo la revoca delle sanzioni ad alcuni oligarchi russi e al settore energetico, invece di procedere verso la de-escalation?“. Il Capo di Stato ucraino ha quindi sollecitato un’immediata risposta diplomatica ed economica: “Proprio per questo l’Ucraina ripete sempre che sono necessarie azioni giuste e decise degli Usa e dell’Europa in risposta all’escalation russa: le sanzioni contro Mosca e contro la sua macchina da guerra non devono indebolirsi finché continua questa guerra. È il momento di nuovi e più forti passi sanzionatori da parte dell’Ue, dell’America e del G7”.
Nella notte le forze russe hanno intensificato i raid anche nell’Ucraina nord-orientale. A Kharkiv, razzi e droni hanno colpito diversi edifici residenziali e un istituto scolastico, come confermato dal sindaco della città Igor Terekhov e riportato da RBC-Ucraina.
Parallelamente, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver condotto un attacco notturno con droni nel Mar Nero contro un’imbarcazione da carico diretta al porto di Odessa, accusata di trasportare materiali militari e beni a duplice uso destinati alle forze armate ucraine: “Una nave da carico, che stava trasportando verso il porto di Odessa forniture militari e a duplice uso destinate alle forze armate ucraine, è stata colpita in mare in seguito agli attacchi”, recita la nota ufficiale di Mosca.
A fronte dei bombardamenti russi, Kiev ha risposto nell’ambito della propria strategia di “sanzioni a lungo raggio” per portare la guerra all’interno del territorio russo, linea d’azione rivendicata da Zelensky con la formula: “Non moriremo in silenzio, portiamo la guerra in Russia”.
Durante la notte le forze ucraine hanno sferrato un massiccio attacco droni contro la Federazione Russa. Il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, ha riferito che tra le 20:30 del 28 ottobre e le 7:00 del 29 ottobre sono stati lanciati ben 613 droni verso la regione della capitale, 231 dei quali sono stati abbattuti nelle immediate vicinanze della città, mentre la maggior parte è stata intercettata a grande distanza.
Complessivamente, il ministero della Difesa russo ha affermato di aver neutralizzato ben 1.214 droni ucraini sull’intero territorio nazionale, intercettandoli sopra le regioni di Brjansk, Belgorod, Kursk, Kaluga, Tula, Smolensk, Lipeck, Voronež, Tver, Orël, Rjazan’, Vladimir, Samara, Saratov, Penza e Rostov, oltre alla zona di Mosca, al Baškortostan e all’Udmurtia. Contemporaneamente, le forze di Kiev hanno bombardato pesantemente il centro di Lugansk, capitale dell’autoproclamata Repubblica Popolare. Secondo quanto riferito dalla Tass e confermato dal capo dell’amministrazione filorussa Leonid Pasechnik, i raid hanno centrato edifici scolastici, gli archivi dello Stato, un ufficio postale e alcuni condomini, senza tuttavia causare vittime.
Sul fronte politico e diplomatico, la Russia ha alzato il muro contro la partecipazione dell’Unione Europea ai previsti colloqui trilaterali d’inizio novembre ad Abu Dhabi. La presa di posizione giunge dopo le indiscrezioni di stampa su un’eventuale delegazione di Bruxelles guidata da Bjorn Seibert, capo di gabinetto della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha respinto nettamente l’ipotesi citato dalla Tass: “La Federazione Russa e gli Stati Uniti non hanno bisogno di partecipanti di questo tipo, la cui posizione mira a incitare la guerra”, bollando gli esponenti europei come “guerrafondai” privi di un ruolo costruttivo nel processo di pace.