MELBOURNE – Pauline Hanson è stata contestata durante una manifestazione contro l’immigrazione a Melbourne, mentre il suo partito continua a incontrare difficoltà nel definire con precisione la propria politica sui flussi migratori e sul tetto annuale di 130mila persone.
Migliaia di partecipanti hanno preso parte ieri alla March for Australia, una delle diverse iniziative organizzate nelle capitali del Paese. Un gruppo più ristretto di contromanifestanti si è radunato nelle vicinanze e la polizia ha effettuato diversi arresti dopo alcuni scontri.
Dopo avere raggiunto la Parliament House del Victoria, i manifestanti hanno ascoltato gli interventi di vari attivisti della destra, tra cui Hugo Lennon, noto online come Auspill e seguito da migliaia di persone sui social media.
Quando Lennon ha ricordato che Hanson aveva declinato l’invito a partecipare, dalla folla sono partiti fischi e contestazioni. Durante il ritorno verso Flinders Station, alcuni manifestanti hanno inoltre scandito cori chiedendo dove fosse la leader di One Nation.
Un portavoce della senatrice ha dichiarato che Hanson aveva già altri impegni nel Victoria.
La protesta riflette il malcontento di una parte dell’elettorato anti-immigrazione nei confronti di One Nation, formazione politica accusata da alcuni sostenitori di avere ammorbidito o reso poco chiara la propria linea.
Il partito ha indicato come obiettivo un numero di immigrazione netta di 130mila persone l’anno. Il deputato federale David Farley aveva però sostenuto che a questa cifra si sarebbero potuti aggiungere altri 100mila ingressi legati a categorie ritenute necessarie per l’economia.
Barnaby Joyce ha successivamente ribadito che il tetto netto resta fissato a 130mila, senza però chiarire quale quota sarebbe composta da migranti permanenti.
Secondo Joyce, molti lavoratori provenienti dai Paesi del Pacifico tramite il Pacific Australia Labour Mobility scheme (PALM) rimarrebbero in gran parte al di fuori del conteggio perché presenti in Australia per periodi inferiori a 12 mesi.
Il ministro per il Pacifico Pat Conroy ha contestato questa ricostruzione.
“Metà di tutti i lavoratori PALM è su visti di quattro anni, quindi rientrerebbe nella net overseas migration”, ha dichiarato, accusando Joyce di avere sbagliato dati elementari e sostenendo che i numeri di One Nation non stiano né in cielo né in terra.
Anche il portavoce dell’opposizione per l’Immigrazione Jonathon Duniam ha chiesto al partito di chiarire come intenda raggiungere quota 130mila e quali conseguenze economiche avrebbe la riduzione.
Il Partito laburista nel frattempo, non ha ancora presentato la propria revisione della politica migratoria.
Un discorso del ministro dell’Interno Tony Burke al National Press Club, previsto per l’inizio di agosto, era stato cancellato all’ultimo momento dopo che il gabinetto dei ministri non aveva raggiunto un’intesa sulle modifiche.
Conroy ha assicurato che il piano verrà presentato “a tempo debito”, definendo il rinvio il risultato di un processo di governo ordinato e non di decisioni improvvisate.
La March for Australia di ieri era stata convocata anche contro quelle che gli organizzatori descrivono come restrizioni alla libertà di espressione, soprattutto sul tema dell’immigrazione.
Lennon ha sostenuto che le attuali regole permetterebbero ai governi di perseguire chi si oppone a quella che i promotori definiscono “immigrazione di massa”.
Precedenti manifestazioni dello stesso circuito avevano visto la presenza di esponenti e simpatizzanti neonazisti, tra cui un partecipante successivamente incarcerato per dichiarazioni antisemite pronunciate durante un evento a Sydney in occasione dell’Australia Day.
La polizia ha riferito che la grande maggioranza dei manifestanti e dei contromanifestanti si è comportata pacificamente.
Tre persone sono state arrestate con l’accusa di avere aggredito o opposto resistenza agli agenti, mentre altre due sono state identificate per comportamento offensivo e dovrebbero essere formalmente incriminate.