ISCHIA - Alcuni ragazzi arrivano in Italia per giocare una partita di calcio e finiscono per ritrovare la storia della propria famiglia. Succede a Ischia, dove il mare, i campi sportivi e le piazze dell’isola stanno ospitando la prima edizione del Torneo Internazionale delle Radici, iniziativa promossa dal MEI (Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana) all’interno della 45esima edizione del Meeting Estate, storico appuntamento nato nel 1982 e diventato negli anni un punto di incontro tra sport, cultura e relazioni internazionali.

Ma ridurre questo evento a un semplice torneo giovanile sarebbe alquanto limitante, perché ciò che si sta costruendo sull’isola campana assomiglia molto di più a un esperimento culturale e sociale in cui il calcio diventa il linguaggio attraverso cui giovani italo-discendenti provenienti dal Sud America tornano a confrontarsi con le proprie origini, con la memoria familiare e con un’idea di italianità spesso custodita per generazioni ben lontano dai confini nazionali.

Il progetto, intitolato Radici, Talenti e Fair Play – Il calcio che vorrei, rappresenta per il MEI il naturale sviluppo del lungo lavoro avviato negli ultimi anni sul rapporto tra sport ed emigrazione, culminato nei progetti internazionali dedicati alle comunità italiane nel mondo e nelle iniziative immersive portate in Argentina, negli Stati Uniti e recentemente anche in Bulgaria. “A un certo punto abbiamo capito che era arrivato il momento di creare anche un torneo”, ha raccontato il presidente del MEI Paolo Masini a Il Globo, spiegando come questa prima edizione nasca dalla volontà di riportare al centro i valori educativi dello sport in una fase storica segnata dalle tensioni e dalle contraddizioni del calcio contemporaneo.

“Il titolo stesso, Il calcio che vorrei, è nato strada facendo, anche dopo le delusioni sportive dell’Italia e dopo gli scandali arbitrali. Volevamo riportare al centro il fair play, la correttezza e il valore educativo del calcio”.

A partecipare alla manifestazione sono le squadre Under 13 del Club Deportivo Mussatto di Valparaíso, in Cile, e del Circulo Italiano de Villa Regina, storico club della Patagonia argentina che proprio quest’anno celebra il suo centenario, insieme alle realtà calcistiche del territorio ischitano come Ischia Calcio, Real Forio, Mondo Sport Italia e Barano Calcio.

La squadra del Circulo Italiano de Villa Regina di cento anni fa.

Ragazzi di tredici anni arrivati in Italia non soltanto per disputare delle partite, ma anche per confrontarsi con un’eredità culturale spesso conosciuta soltanto attraverso i racconti dei nonni. “Molti di loro non erano mai stati in Italia”, ha spiegato Masini, “e quando arrivano qui si emozionano profondamente. Ti raccontano che il nonno era veneto, che la famiglia veniva dalla Calabria o dalla Campania. In alcuni casi, grazie al lavoro dei nostri genealogisti, siamo riusciti persino a ritrovare i documenti di battesimo dei loro antenati”.

Quella stessa squadra oggi.

Il torneo assume, dunque, un significato più profondo, non tanto nell’aspetto agonistico, quanto nella possibilità di trasformare lo sport in uno spazio di riconnessione identitaria.

Durante la settimana, infatti, accanto alle partite si svolgeranno incontri e convegni dedicati al rapporto tra sport ed emigrazione, al ruolo del calcio come strumento di integrazione e alla storia delle comunità italiane nei Paesi di arrivo. Il programma include anche il progetto Oikoumene – La casa di tutti, dedicato ai temi del fair play e del calcio pulito, con la partecipazione di Assocalciatori, USSI, Avvocati Calcio e AGISPORT, oltre alla presentazione del progetto Il Civico delle Radici – Percorsi di sport, attraverso cui il MEI sta costruendo una mappa internazionale delle storie sportive legate all’emigrazione italiana.

La competizione diventa, così, anche un’occasione per riflettere sul presente delle comunità italiane all’estero e sul modo in cui le nuove generazioni continuano a mantenere vivo il legame con l’Italia pur vivendo a migliaia di chilometri di distanza. “Non è soltanto un torneo di calcio”, ha sottolineato Masini, “ma un vero percorso di riscoperta identitaria”.

E non manca neppure una dimensione concreta legata al futuro sportivo dei ragazzi coinvolti: durante le partite saranno presenti osservatori calcistici e rappresentanti del sistema sportivo italiano, in un’occasione che potrebbe trasformarsi anche in una possibilità di crescita professionale per alcuni giovani partecipanti. Tra gli eventi più attesi della settimana ci sarà il gala Il Calcio con Amore, previsto per domani, mercoledì 27 maggio, al Castello Aragonese, durante il quale verranno assegnati il Premio I Talenti del Calcio, i riconoscimenti Fair Play International e le nomine dei Messaggeri di Napoli nel Mondo, con ospiti come Careca, Alemao, Zé Maria e rappresentanti di Rai Italia, FIGC Coverciano e Legend Napoli.

Al di là degli appuntamenti ufficiali, ciò che emerge con più forza dall’iniziativa è la volontà di costruire una nuova narrazione dell’emigrazione italiana attraverso lo sport, capace di parlare ai giovani senza retorica e senza nostalgia. “Immigrazione ed emigrazione sono molto simili: cambia soltanto il lato della costa da cui si guarda il mare”, ha detto Masini nel passaggio finale dell’intervista, lasciando ai ragazzi del torneo un messaggio che sintetizza forse il senso più autentico dell’intero progetto. “È importante mantenere vive le proprie radici, ma è altrettanto importante continuare a mescolarsi, incontrarsi, contaminarsi. La contaminazione culturale fa bene”.