Come trasformare una conoscenza in una relazione capace di aprire opportunità professionali? È da qui che è partita la serata organizzata mercoledì 14 ottobre a Casa Mariotti, dove un gruppo di imprenditori e professionisti italiani ha partecipato a un seminario gratuito sul networking.
A organizzare l’incontro è stato il Collettivo Italiano, una rete di professionisti nata a Melbourne circa un anno e mezzo fa. Diverse persone partecipavano per la prima volta, portando nuove esperienze e competenze in un gruppo intenzionato a crescere senza perdere il proprio carattere.
In apertura dell’incontro, la relatrice Lisa Thomas ha invitato tutti a girarsi verso qualcuno che non conoscevano e a presentarsi in trenta secondi. Un esercizio semplice, che ha messo subito in pratica il tema della serata: imparare a raccontarsi, ma soprattutto ad ascoltare chi si ha di fronte.
“Siamo comunque in un posto straniero”, spiega Marco Cimino, membro del gruppo dirigente del collettivo. Lontano dall’Italia mancano i parenti, gli amici e quei contatti che spesso, a casa, aiutano ad aprire una porta. Cimino si è chiesto che cosa distingua chi, come lui, è partito dall’Italia tredici anni fa da chi vive qui da molto più tempo o ci è nato. La risposta, racconta, sta anche nelle persone che compongono la propria cerchia: per costruire una rete, spesso bisogna partire da zero.
L’accesso al collettivo avviene attraverso un modulo con domande sul lavoro e sulle origini, che il gruppo dirigente valuta prima di accettare un nuovo membro. “Una porta aperta a molti, ma non a tutti”, precisa Cimino. L’obiettivo non è raggiungere numeri elevati, ma riunire professionisti attivi e disponibili a condividere esperienze, contatti e opportunità.
L’idea del seminario è nata dal desiderio di condividere con il gruppo strumenti concreti per far nascere opportunità. Per questo è stata invitata Thomas, imprenditrice dal 2008 e da quindici anni in BNI, dove è managing director per le regioni di Melbourne North, Melbourne East e Canberra.
Il primo principio illustrato da Thomas è che fare rete non significa vendere. Agli incontri professionali, ha spiegato, le persone non vanno necessariamente per acquistare un servizio. Presentarsi cercando subito di concludere un affare rischia di allontanare l’interlocutore. È più utile preparare alcune domande, ascoltare con attenzione e capire come si possa essere d’aiuto all’altra persona.
La relatrice ha inoltre illustrato il concetto di “power team”: gruppi di professionisti che non sono in concorrenza tra loro, ma possono condividere la stessa clientela. Nel settore dei matrimoni, per esempio, un fiorista può entrare in contatto con una location, una pasticceria o un celebrante, creando occasioni di collaborazione vantaggiose per tutti.
Tra i suggerimenti pratici, anche quello di ricontattare una persona entro 24-48 ore dall’incontro e proporle un caffè nel giro di due settimane.
È stato proprio su questo punto che il confronto si è fatto più vivace. Alcuni hanno osservato che scadenze così precise rischiano di trasformare una relazione in un compito d’ufficio, mentre altri hanno ammesso quanto sia facile, una volta tornati alla routine, lasciar cadere l’entusiasmo di una nuova conoscenza. Dalla discussione è emersa una considerazione: se l’interesse verso l’altra persona è autentico, ricontattarla non diventa un obbligo, ma il naturale seguito di una conversazione.
Per Cimino, il risultato ideale è che ogni membro sappia riconoscere le competenze degli altri e indirizzare verso di loro le opportunità più adatte. Una rete funziona, infatti, quando la fiducia permette ai suoi componenti di sostenersi reciprocamente. Da qui l’intenzione di riprendere le presentazioni dei membri e delle rispettive attività, già parte degli incontri iniziali del collettivo.
Chi organizza queste iniziative ha un altro lavoro e dedica il proprio tempo al gruppo senza ricevere compensi. “Lo facciamo perché ci crediamo”, racconta Cimino. L’ambizione è far crescere il progetto anche oltre Melbourne, costruendo un modello replicabile in altre città australiane.
La scelta di Casa Mariotti si inserisce nello stesso spirito: sostenere un’attività gestita da una famiglia italiana che ha lasciato Roma per ricominciare in Australia, creando un ulteriore legame con la comunità. A fine serata, oltre ai contenuti del seminario, resta il ricordo di una grande accoglienza da parte dello staff, capace di far sentire gli ospiti come a casa propria.
A presentare i prossimi appuntamenti sono stati Fabio Biavaschi e Carlo Gabriele, anche loro nel gruppo dirigente del collettivo. Il calendario prevede una festa di Natale tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre. A febbraio riprenderanno gli incontri con una masterclass di marketing, un approfondimento sul posizionamento professionale curato dallo stesso Gabriele e nuove serate in cui saranno i membri a raccontare il proprio lavoro.
Non è ancora chiaro quanti dei nuovi partecipanti decideranno di iscriversi, ma il risultato non si misura soltanto nelle adesioni immediate. Chi ha partecipato potrà raccontare l’esperienza ad altri, coinvolgendo nuove persone. “È esattamente quello che vogliamo”, dice Cimino, perché una rete, prima ancora di diventare uno strumento di lavoro, nasce da qualcuno che incontra qualcun altro e decide di restare in contatto.