C’è qualcosa di speciale nell’aria quando più di 600 persone in abito da sera si riuniscono per celebrare la nascita di una democrazia. scorso, il Sydney Event Centre di The Star a Pyrmont si è trasformato per una notte nel cuore pulsante della comunità italiana in Australia: luci soffuse, il suono di voci che si intrecciano in italiano e in inglese e la consapevolezza collettiva di essere parte di qualcosa che dura da ottant’anni.
L’Italian National Ball 2026 di Co.As.It. non è stato soltanto una serata di gala, ma una vera e propria dichiarazione di appartenenza a una comunità fiera delle proprie origini.
L’occasione era straordinaria: l’80° anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana, avvenuta il 2 giugno 1946, quando il popolo italiano scelse la democrazia e la libertà. Un momento che appartiene alla storia, ma che nella sala di The Star sembrava ancora vivo, ancora capace di emozionare.
Perché per molti degli ospiti presenti, o per i loro genitori e i loro nonni, quella scelta aveva coinciso anche con partenza, viaggio, una valigia e un oceano da attraversare. E poi l’Australia, il lavoro, la costruzione di una nuova vita senza mai smettere di essere italiani.
Lorenzo Fazzini, presidente del Co.As.It., ha accolto gli ospiti e, dopo aver ringraziato la sessantina di sponsor presenti, ha cominciato il suo discorso introducendo la causa di quest’anno con un’immagine concreta e potente: una famiglia che, per la prima volta, può portare un genitore anziano dal medico con la serenità di sapere che il proprio figlio adulto con disabilità è in buone mani.
“Il 9,4% della popolazione multiculturale risulta ufficialmente disabile, ma l’NDIS riconosce che la realtà è del 22% nella nostra comunità. Noi ci prendiamo cura della famiglia. Questo è il significato stesso di comunità. Questo divario statistico significa che una fascia vulnerabile della nostra comunità sta restando indietro. Possiamo e dobbiamo cambiarlo insieme”.
Il primo ministro Anthony Albanese, impossibilitato a presenziare, era rappresentato dal vice tesoriere federale, l’onorevole Daniel Mulino. Nato in Italia e arrivato in Australia nel 1970 a soli 12 mesi, Mulino ha portato in sala qualcosa di più di un messaggio formale.
Ha parlato della comunità italiana con la voce di chi quella storia la conosce dall’interno: “Il primo ministro mi ha parlato personalmente dell’importanza di questo evento e del Co.As.It.”, ha detto, ricordando che circa un milione di australiani ha legami con l’Italia, quasi uno su venti. Il premier del New South Wales, Chris Minns, presente in sala, ha portato i saluti del governo statale con parole che hanno alternato orgoglio istituzionale e calore personale.
Dopo aver accettato con ironia la “cittadinanza italiana onoraria per una notte” conferitagli da Fazzini, Minns ha reso omaggio alla prima generazione di migranti italiani citando le parole di Frank Capriotti, uno dei pionieri: “Trovò gli australiani persone meravigliose, dal cuore caldo e generose. Ma spesso lo prendevano in giro: ‘Frank, non lavorare così tanto, ci fai fare una brutta figura’”.
E poi il riferimento a James Tedesco, campione di rugby di origini calabresi, i cui nonni, Salvatore e Carmela, arrivarono negli anni ’60 dalla Calabria e si alzavano prima dell’alba per vendere fiori al mercato di Sydney. Presente anche la parlamentare Jordan Lane, in rappresentanza della leader dell’opposizione statale, Kellie Sloane.
L’Ambasciatore d’Italia a Canberra, Nicola Lener, ha collocato la celebrazione in una prospettiva più ampia, ricordando che il 1946 fu anche l’anno in cui le donne italiane votarono per la prima volta, con un’affluenza straordinaria.
Ha citato il recente accordo di libero scambio tra Australia e Unione Europea, siglato il 24 marzo scorso, come segno concreto di una relazione bilaterale che si rafforza. Il Console Generale d’Italia a Sydney, Gianluca Rubagotti, ha sottolineato come la storia del Co.As.It. sia, in fondo, la storia stessa della comunità italiana nel New South Wales: la storia del lavoro duro, delle difficoltà, ma anche dei traguardi che hanno contribuito allo sviluppo della società australiana.
Il senatore della Repubblica italiana eletto nella circoscrizione Estero - Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Francesco Giacobbe, ha ricordato il valore fondante del voto femminile del 1946: “Mi chiedo talvolta: se non fosse stato per quel voto, dove sarebbe l’Italia oggi?”.
Giacobbe ha definito il Co.As.It. “una delle istituzioni che sopravvivono al tempo, l’essenza dell’Italia in Australia e una garanzia dell’italianità per il futuro”.
Assente, ma presente con un messaggio scritto, Nicola Carè, deputato del Parlamento italiano eletto nella Circoscrizione Estero - Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, ha parlato del Co.As.It. come di “una pietra angolare dell’identità, uno spazio di coesione sociale”, rendendo omaggio al lavoro quotidiano di staff, collaboratori e volontari.
Alla serata hanno preso parte numerosi altri esponenti politici e personalità di rilievo della comunità italiana nello Stato. Un pubblico che, più di ogni discorso, racconta quanto la causa scelta quest’anno avesse già trovato risposta prima ancora di essere annunciata.
Quest’anno, con i fondi raccolti durante l’Italian National Ball 2026, il Co.As.It. avvierà un programma di supporto sociale per adulti con disabilità all’interno della comunità italiana, una fascia spesso invisibile, che cade tra le categorie di servizio esistenti senza trovare una risposta adeguata.
Il programma sarà centrato sulla connessione sociale, la ricreazione e il benessere, con servizio di trasporto incluso. L’obiettivo è ridurre la solitudine e il disagio psicologico, restituendo dignità, indipendenza e inclusione a chi rischia di restare ai margini.
A dare volto e voce alla causa di quest’anno è stato Giuseppe Iaquinto, membro della comunità italiana che vive con una disabilità. La sua testimonianza, accolta dalla sala con commozione, ha reso concreto ciò che i numeri da soli non riescono a trasmettere: dietro ogni statistica c’è una persona, una famiglia, una storia.
A mezzanotte, quando le luci si sono abbassate in sala e la musica ha preso il sopravvento, restava nell’aria qualcosa di più di una serata riuscita. Ottant’anni fa l’Italia sceglieva sé stessa. Quella scelta vive ancora qui, a Sydney, in una sala piena di persone che non hanno dimenticato da dove vengono e in una comunità che sa ancora come prendersi cura degli altri.