ROMA - Sono momenti terribili, ma che segnano una svolta decisiva nel processo. Quando il superteste, l’imputato Francesco Tedesco, comincia a raccontare del pestaggio al quale i suoi colleghi carabinieri hanno sottoposto il giovane Stefano Cucchi, e poi i depistaggi, le manomissioni delle perizie e le intimidazioni contro chi voleva parlare, si capisce che il muro di omertà è finalmente crollato. 
Una svolta che ha portato, subito dopo la deposizione, il premier Giuseppe Conte ad affermare che “il governo è favorevole alla costituzione di parte civile del ministero della Difesa” nel processo-bis per la morte di Stefano Cucchi, nel quale sono imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. 
Le Istituzioni si schierano dunque in blocco con la famiglia Cucchi e soprattutto a fianco di Ilaria, la sorella del geometra romano morto ormai 10 anni fa, dopo essere entrato in una caserma dei carabinieri a Roma. 
Ma il vero punto di svolta - il segnale che c’era stato un netto cambio di direzione nell’atteggiamento dell’Arma dei Carabinieri nei confronti di questa assurda vicenda - è arrivato lo scorso 11 marco, quando il comandante generale dell’Arma, Giovanni Nistri, ha inviato una lettera alla famiglia Cucchi, esprimendo la propria vicinanza e dichiarandosi pronto a schierare l’Arma come parte civile nel processo. “È stato per me un momento emotivamente molto forte - ha detto Ilaria Cucchi, dopo aver letto la lettera di Nistri -, perché è arrivata dopo anni in cui io e la mia famiglia ci siamo sentiti traditi”. “Da quel giorno - ha continuato la sorella del giovane Stefano - la lettera del generale Nistri è tornata a scaldarmi il cuore. A scacciare il senso di abbandono che ho vissuto in questi nove anni”. 
“Oggi - ha concluso con le lacrime agli occhi -, finalmente posso dire che l’Arma è con me”.