CANBERRA – Il governo laburista non ha ancora definito la nuova impostazione sui livelli di immigrazione e intende evitare interventi parziali che possano produrre conseguenze indesiderate in altri settori.

Tony Burke avrebbe dovuto presentare all’inizio di agosto una serie di modifiche al National Press Club, ma l’intervento era stato cancellato all’ultimo momento perché il gabinetto federale non aveva ancora raggiunto un accordo su tutti i dettagli.

Burke ha confermato ieri che il lavoro prosegue e che non è stata ancora fissata una nuova data per l’annuncio.

“Stiamo lavorando ad alcune comunicazioni importanti in materia di immigrazione”, ha dichiarato ai giornalisti a Canberra.

Secondo il ministro, intervenire soltanto su singoli aspetti rischierebbe di modificare i comportamenti senza risolvere i problemi alla base del sistema.

“Ogni cosa che si fa nell’immigrazione produce una conseguenza ulteriore in altri ambiti”, ha affermato.

Burke ha inoltre giustificato la cancellazione del precedente intervento al National Press Club, spiegando di avere inizialmente ritenuto possibile completare il lavoro entro quella data.

Il dibattito è diventato più pressante dopo la crescita di One Nation nei sondaggi, che ha spinto sia il Partito laburista che la Coalizione a riconsiderare le rispettive posizioni.

One Nation ha proposto di ridurre l’immigrazione netta a 130mila persone l’anno, ben al di sotto dell’obiettivo governativo di 225mila. Il livello attuale è di circa 301mila.

La Coalizione non ha ancora indicato una cifra definitiva e ha in precedenza sostenuto che il livello annuale dovrebbe essere collegato al numero di nuove abitazioni completate.

L’esponente di primo piano dell’opposizione Andrew Bragg ha però suscitato critiche interne quando, durante un intervento al National Press Club, ha proposto un tetto di 180mila persone.

La leadership della Coalizione ha successivamente preso le distanze da quella cifra.

Burke ha utilizzato il caso per criticare un approccio che, a suo giudizio, anticipa le decisioni prima di avere completato il confronto interno.

“La cosa più insensata è arrivare nella situazione in cui non si è conclusa la consultazione, ma si tiene comunque il discorso. È esattamente ciò che ha fatto Andrew Bragg”, ha dichiarato.

Il ministro ha quindi ribadito che il governo non intende accelerare artificialmente i tempi e continuerà con un processo che ha definito consultivo e prudente.