WASHINGTON - “Abbiamo spazzato via l’Iran”. Donald Trump torna a rivendicare con forza la portata dell’operazione militare statunitense contro Teheran, e lo fa dai microfoni di WABC (network radiofonico di New York) durante un’intervista con il suo ex avvocato personale Michael Cohen.
L’intervento segna un clamoroso riavvicinamento pubblico tra i due: Cohen, un tempo fedelissimo del presidente e suo “fixer”, era infatti diventato uno dei suoi più duri accusatori fino a testimoniare contro di lui nel caso Stormy Daniels. Dopo anni di accuse, insulti e battaglie giudiziarie, i due sembrano ora aver deciso di seppellire l’ascia di guerra tornando a interloquire in termini concilianti. Durante la trasmissione, il presidente Usa ha toccato anche il nodo delle rotte marittime strategiche, affermando che “gli Stati Uniti controllano sostanzialmente lo Stretto di Hormuz e presto ne avranno il pieno controllo”.
Sul fronte opposto, la replica dei vertici militari di Teheran non si è fatta attendere. In un messaggio inviato al ministro ad interim della Difesa, Majid Ebn al-Reza, in occasione della Giornata dell’industria della Difesa (che si celebra il 31 agosto), il capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane, il generale Ali Abdollahi, ha lanciato un monito esplicito: “Qualsiasi errore di calcolo e qualsiasi minaccia, convenzionale o nuova, da parte dei nemici sarà affrontata con risposte rivoluzionarie, schiaccianti, deterrenti e devastanti”.
Nel testo diffuso dal ministero della Difesa, Abdollahi ha definito la ricorrenza “un’espressione della forza deterrente dell’Iran” di fronte a sanzioni e pressioni internazionali, descrivendo l’industria bellica come “un pilastro imprescindibile della potenza nazionale” per la sicurezza e la dignità del Paese. “Ciò che è stato realizzato negli ultimi anni — ha sottolineato il generale — va oltre la produzione di equipaggiamenti militari: si tratta di una rivoluzione industriale della difesa e della deterrenza”, fondata su progettazione, gestione delle tecnologie, economia della difesa, filiere basate sulla conoscenza e modelli di produzione avanzati.
Dalla Casa Bianca, intanto, si traccia la linea politica per il prosieguo del confronto. Intervenuto al Clay Travis & Buck Sexton Show, il vicepresidente Usa JD Vance ha dichiarato che la guerra con Teheran è “entrata in una nuova fase” in cui la leva economica rappresenta lo strumento più efficace a disposizione di Washington. “Siamo ora, per così dire, in una nuova fase in cui lo strumento più efficace che abbiamo è la pressione economica che possiamo esercitare su di loro”, ha spiegato Vance, sostenendo che nelle ultime settimane l’Iran “ha subito molta più pressione di noi”.
Secondo il vicepresidente, gli Stati Uniti sono riusciti a far transitare quantità significative di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante gli attacchi iraniani alle navi commerciali, contenendo i prezzi dell’energia e colpendo al contempo l’economia avversaria: “Vogliono che la loro economia venga strangolata per sempre oppure vogliono avere un rapporto migliore con l’Occidente?“, si è chiesto.
Vance ha inoltre ribadito che l’obiettivo prioritario resta impedire qualsiasi tentativo di ripristino del programma atomico iraniano: “Il presidente ha detto che l’Iran non può avere un’arma nucleare. I loro impianti nucleari sono stati distrutti, ma la domanda è: cercheranno di ricostruirli? Fondamentalmente, quello che stiamo cercando di fare è creare una nuova realtà sul terreno in cui non solo possiamo dire con certezza che i loro impianti sono stati distrutti, ma possiamo anche dire con certezza che non proveranno mai a ricostruirli”.
Sul piano diplomatico globale, tuttavia, la strategia d’isolamento promossa dagli Stati Uniti trova la netta opposizione di Pechino. Dopo che Washington ha esortato i propri alleati e la Cina a unire le forze per piegare economicamente Teheran, il ministero degli Esteri cinese ha rigettato la linea della fermata forzata. “Le sanzioni e le pressioni non risolveranno il problema”, ha affermato il portavoce Lin Jian durante una conferenza stampa, aggiungendo che “la Cina invita tutte le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso i canali politici e diplomatici”.