CANBERRA – Il Partito laburista ha annunciato un rafforzamento delle misure nei confronti delle circa 77mila persone presenti illegalmente in Australia dopo la scadenza del visto, prevedendo un maggiore ricorso alla detenzione amministrativa per indurle a lasciare il Paese.
Il ministro dell’Immigrazione Tony Burke ha presentato ieri il piano al National Press Club, insistendo sul fatto che la nuova strategia non deve essere paragonata alle operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) statunitense sotto il presidente Donald Trump.
“Non si tratta del tipo di operazione che alcune persone hanno visto in televisione in altri Paesi”, ha dichiarato Burke, riferendosi implicitamente ai controversi arresti, detenzioni ed espulsioni condotti dall’ICE.
Secondo il ministro, un maggior numero di persone che rimangono in Australia senza un visto valido verrà trattenuto per alcune settimane, con l’obiettivo di convincere loro e altri nella stessa condizione a partire volontariamente.
Burke ha descritto il cambiamento come un ritorno alle impostazioni precedenti al 2015, prima che una revisione restringesse in larga misura la detenzione migratoria alle persone coinvolte in attività criminali anziché ai semplici overstayer.
Il piano prevede l’assunzione di 100 nuovi funzionari addetti ai controlli e la disponibilità di altri 250 posti nei centri di detenzione. Il governo potrebbe inoltre riutilizzare una struttura di quarantena da 100 posti nei pressi dell’aeroporto di Melbourne, impiegata durante la pandemia di COVID-19.
Secondo i dati citati dal Refugee Council of Australia, sfruttare integralmente questa capacità porterebbe quasi al raddoppio dell’attuale popolazione nei centri di detenzione migratoria, pari a circa 1.100 persone.
Non è stato chiarito se minori possano essere trattenuti o separati dai familiari.
La questione ha suscitato forti critiche da parte delle organizzazioni umanitarie.
L’ex presidente dell’Australian Human Rights Commission Gillian Triggs ha ricordato che il sistema precedente al 2015 aveva coinvolto 1.100 minori, alcuni dei quali trattenuti per oltre un anno senza accesso all’istruzione.
Triggs ha descritto quella situazione come una “terribile catena” che causò gravi conseguenze fisiche e psicologiche ai minori e alle loro famiglie.
Nel frattempo, una sentenza dell’Alta Corte del 2023 ha vietato la detenzione a tempo indeterminato quando non esiste una prospettiva ragionevole di rimpatrio, anche se non è chiaro come tale principio possa applicarsi alle nuove misure.
Il direttore generale dell’Asylum Seeker Resource Centre Kon Karapanagiotidis ha definito la prospettiva di rastrellamenti e detenzioni “brutale” e ha chiesto perché il governo stia creando nuova capacità se non contempla anche il trattenimento di intere famiglie.
Burke ha invece definito il nuovo sistema “modesto”, sostenendo che chi rimane senza visto deve essere preparato a lasciare l’Australia.