Su entrambi i fronti pesano gli innumerevoli sbagli delle ultime stagioni, molti dei quali scaturiscono dai cultori a oltranza dell’intelligenza artificiale. La mancata qualificazione alla massima competizione europea inciderà sul profilo mediatico (minore risalto), economico (mancati introiti per almeno 50 milioni) e tecnico (quanti calciatori vorranno giocare in club fuori dall’Europa che conta?).
Ma c’è un distinguo fra le due realtà. La società bianconera continuerà la strada della ricostruzione con Spalletti. Il club rossonero riparte da zero: licenziati l’allenatore Allegri, il ds Tare, l’ad Furlani e il dt Moncada. Logicamente con i loro più stretti collaboratori. Il taglio delle teste proseguirà nei prossimi giorni su tutti i fronti. “Fallimento inequivocabile, è tempo di cambiamento e di rifondazione”, si legge nel comunicato ufficiale. Gerry Cardinale - proprietario del club, attraverso RedBird Capital Partners - non ha avuto esitazioni dopo la sconfitta ad opera del Cagliari. Decisivo il rapporto di Ibrahimovic che ha messo l’accento sullo sciagurato finale di campionato (appena 10 punti nelle ultime 10 giornate) e soprattutto sulla pochezza del gioco.
Tutto vero. Alla sbarra è finito inevitabilmente Allegri per gli errori nella scelta degli uomini e del modulo. Ma è stato il solo ad aver lanciato l’allarme in tempi non sospetti. Non possiamo tuttavia tenere fuori dal gioco delle responsabilità i signori giocatori, autori di prestazioni inguardabili e di errori marchiani: Leao e Tomori, per primi. Assurdo giustificarli all’infinito. In prospettiva si parla di Carnevali o Fenucci, attualmente ad di Sassuolo e Bologna, alla guida del club. Quanto al tecnico, l’obiettivo è Guardiola.
Diversa la strategia della Juventus. Avanti con Spalletti nonostante il flop europeo. Ma quante scelte sballate e quante centinaia di milioni andati in fumo per colpa dei dirigenti. Il derby ha mostrato tutte le facce della Juve che si maschera più volte nel corso della stessa partita. Ne è riprova la rimonta del Torino. Come sapete la partita è iniziata con 65’ di ritardo per gli incidenti fra gli ultras. Quelli della Juve hanno chiesto al capitano Locatelli che la partita non si disputasse. Non uno di costoro, però, che abbia detto: “Finiamola con questi scontri”. E, al solito, ci sarà chi accuserà le Forze dell’Ordine per aver evitato guai peggiori. In attesa di una Thatcher italiana, complimentiamoci con la Roma e il Como per il raggiungimento della Champions (giallorossi dopo 7 anni, lariani all’esordio) e il Lecce per la salvezza. Lo merita Di Francesco, bersagliato dalla sfortuna e dalle dicerie negli ultimi anni.