CANBERRA – Pauline Hanson rivendica di avere condizionato il dibattito federale sugli ingressi in Australia, attribuendo alla crescente popolarità di One Nation la decisione di Tony Burke di cancellare un intervento nel quale avrebbe dovuto illustrare nuove restrizioni.
Il ministro degli Interni era atteso oggi al National Press Club, ma ha rinviato l’appuntamento dopo le critiche emerse all’interno del gruppo parlamentare del Partito laburista. Il discorso avrebbe delineato modifiche al programma migratorio del governo Albanese, comprese misure sui visti familiari e sui permessi per vacanze-lavoro.
Ospite di News24, Hanson ha accolto con ironia l’ipotesi di “vivere senza pagare l’affitto” nella mente di Burke.
“Penso di sì. Hanno paura di fare qualsiasi cosa per il consenso che One Nation sta riscuotendo”, ha dichiarato. Secondo la senatrice, il medesimo effetto sarebbe visibile anche nella Coalizione, preoccupata dalla centralità assunta dal fattore dell’immigrazione nel confronto politico.
Hanson ha sostenuto che Burke debba ora trovare un equilibrio tra la volontà di ridurre gli arrivi e le obiezioni dei sindacati e delle correnti più a sinistra del partito. “Si ritova una battaglia tra le mani”, ha detto.
La leader di One Nation ha quindi ribadito che la propria priorità è migliorare le condizioni degli australiani alle prese con il costo delle abitazioni e con un tenore di vita in declino, anche qualora una minore immigrazione producesse conseguenze sfavorevoli per aziende e università.
“Non mi interessa se venderanno meno prodotti o se arriveranno meno studenti stranieri - ha affermato -. La mia preoccupazione riguarda gli australiani che non riescono ad avere un tetto sopra la testa”.
Interrogata sulla carenza di manodopera qualificata, Hanson ha contestato l’idea che gli attuali livelli migratori siano indispensabili all’edilizia. Ha citato i 739mila arrivi lordi del 2022-23, osservando che soltanto 51.605 persone erano titolari principali di visti temporanei qualificati e circa 1.800 possedevano competenze riconducibili alle costruzioni.
A suo giudizio, il ricorso all’immigrazione per risolvere la scarsità di lavoratori sarebbe stato “una truffa totale”.
Il governo ha rivisto al rialzo le previsioni, stimando 1,2 milioni di nuovi ingressi complessivi tra il 2025 e il 2030. Il programma permanente per il 2026-27 prevede 185mila arrivi, mentre One Nation propone di ridurli a 130mila l’anno.
La Camera di commercio australiana ha avvertito che le modifiche ipotizzate da Burke potrebbero scoraggiare i lavoratori qualificati, indebolire il sistema dei visti e danneggiare l’economia.
Un sondaggio News24 Pulse-YouGov mostra intanto un’opinione pubblica divisa: il 46 per cento ritiene che il multiculturalismo abbia prodotto benefici ma stia creando difficoltà per la coesione sociale, mentre il 37 per cento continua a giudicarlo favorevolmente.