SYDNEY – News Corporation ha alzato il livello dello scontro con le aziende di intelligenza artificiale accusate di utilizzare senza autorizzazione articoli, dati e contenuti editoriali, promettendo di portare alla luce pratiche definite oscure e illegali.
L’amministratore delegato Robert Thomson ha rivolto le critiche più aspre a Perplexity e Brave, già coinvolte in controversie giudiziarie con il gruppo. Secondo il dirigente, i dati impiegati da Brave per i propri prodotti AI deriverebbero da materiale coperto da diritto d’autore raccolto e riutilizzato senza una valida base giuridica.
“Le società che acquistano da questi pirati devono sapere di essere in possesso di merce rubata”, ha dichiarato Thomson, definendo alcuni operatori “cleptomani grossolani”. Ha inoltre avvertito che tra i loro clienti figurano aziende molto note, dalle quali News Corp si aspetta una condotta più responsabile.
Il gruppo aveva già descritto la propria linea come una strategia del “corteggiare o citare in giudizio”: accordi commerciali con chi riconosce il valore dei contenuti, azioni legali contro chi li preleva senza permesso. Thomson ha chiarito che il contenzioso è tutt’altro che concluso.
News Corp, proprietaria in Australia dei quotidiani Herald Sun, Daily Telegraph, Courier Mail e The Australian, si presenta ormai come una fornitrice essenziale di materiale per i sistemi generativi. Il gruppo sostiene che giornalisti, autori, archivi e marchi editoriali costituiscano la base senza la quale gli utenti finirebbero sommersi da prodotti automatici scadenti e indistinti.
Parallelamente alle cause, sono in corso colloqui avanzati con diverse aziende definite “corrette”. News Corp ha già concluso intese con Meta e OpenAI, autorizzando l’impiego dei propri contenuti per l’addestramento dei modelli.
La battaglia sull’AI accompagna risultati economici molto favorevoli. Nell’anno terminato il 30 giugno, l’utile prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti è cresciuto del 31 per cento, raggiungendo 423 milioni di dollari americani, circa 600 milioni australiani.
I ricavi del quarto trimestre sono saliti dell’11 per cento a 2,34 miliardi di dollari americani, superando le attese di Wall Street. L’utile netto delle attività continuative è quasi triplicato, arrivando a 230 milioni.
Dow Jones resta l’attività più redditizia, ma anche il settore immobiliare e l’editoria libraria hanno registrato progressi. HarperCollins ha beneficiato, tra l’altro, delle vendite del libro Communion del vicepresidente americano JD Vance e dell’adattamento televisivo di Heated Rivalry.
Non tutti i comparti hanno seguito lo stesso andamento. Gli utili sottostanti della divisione giornalistica sono diminuiti del 9 per cento, penalizzati dal calo della pubblicità su carta, dai maggiori costi televisivi connessi alla FIFA World Cup e dal lancio della nuova testata California Post.
Le pubblicazioni australiane hanno guadagnato 8mila abbonati, sfiorando quota un milione, mentre i lettori digitali sono scesi lievemente a 1,16 milioni. Il Wall Street Journal, da solo, conta 4,8 milioni di abbonamenti tra l’edizione digitale e quella cartacea.