ROMA - Violenti incendi alimentati da venti forti, caldo estremo con temperature superiori ai 40 gradi e una grave siccità stanno devastando ampie porzioni del Sud Europa. La situazione ha costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni e ha spinto Francia e Spagna a dichiarare lo stato di emergenza nazionale.
L’emergenza s’inserisce in un quadro critico che, secondo i dati del sistema europeo Effis analizzati dall’Afp, vede il 2026 posizionarsi al secondo posto tra gli anni con la maggior superficie percorsa dal fuoco nell’Unione europea dall’inizio delle rilevazioni vent’anni fa, con un bilancio drammatico che negli ultimi giorni registra la morte di tre vigili del fuoco (due in Francia e uno in Italia). Una situazione di forte aridità che, come indicato dagli scienziati del gruppo World Weather Attribution, è aggravata dal cambiamento climatico alimentato dall’uso di combustibili fossili.
In Spagna, il primo ministro Pedro Sánchez ha definito “drammatica” la situazione causata dai roghi boschivi che stanno colpendo varie province del Paese e aree dei Paesi confinanti. In un messaggio su X, inviato prima di presiedere al Palazzo della Moncloa la riunione del Comitato statale di coordinamento e direzione del Piano nazionale di emergenza (Cecod), il premier ha espresso solidarietà “a tutte le persone che stanno vedendo il fuoco distruggere i loro boschi e minacciare le loro abitazioni”, assicurando che il governo ha dispiegato ogni risorsa e resterà al fianco delle comunità colpite anche nella fase di ricostruzione.
Alla riunione ha partecipato, in videoconferenza, anche il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, mentre la vicepresidente e ministra per la Transizione ecologica, Sara Aagesen, presiede un incontro di monitoraggio presso il Centro nazionale di coordinamento delle informazioni sugli incendi boschivi a Madrid.
Di fronte al simultaneo divampare di più fronti e alle avverse condizioni meteorologiche, il governo spagnolo ha dichiarato giovedì sera lo stato di emergenza di interesse nazionale per la Comunità di Madrid e la provincia di Ávila (nella regione di Castiglia e León), per i roghi sviluppatisi a Villa del Prado, San Martín de Valdeiglesias e Burgohondo. La misura ha affidato al ministro Grande-Marlaska la direzione e il coordinamento di tutte le risorse statali, regionali e locali.
Nella sola Comunità di Madrid si contano oltre 10.000 evacuati nei comuni di Aldea del Fresno (dove 3.500 abitanti sono stati tratti in salvo), Villa del Prado, Pelayos de la Presa e San Martín de Valdeiglesias. Tre incendi rimangono attivi e privi di un perimetro definito nella regione della capitale, dove operano vigili del fuoco e unità militari specializzate. Il prefetto regionale Francisco Martín ha lanciato l’allarme per due dei roghi nell’area ovest: “I due incendi, quello di San Martín e quello di Villa del Prado, sono sul punto di fondersi e trasformarsi in un unico grande incendio che avanza in direzione di Navas del Rey”, precisando che la situazione resta fuori controllo e che sono in corso nuove evacuazioni.
Durante la notte, un dispositivo di autobus del Consorzio regionale dei trasporti (Crtm) ha evacuato circa 5.000 persone, trasferendo tra gli altri i residenti di Pelayos de la Presa, compresi utenti in sedia a rotelle e con mobilità ridotta. Dopo il raggiungimento della capienza massima del palazzetto dello sport di Chapinería, alle 3:25 gli sfollati sono stati dirottati a Colmenar del Arroyo. A causa della vicinanza delle fiamme alla sede stradale, la Guardia Civil ha impedito il rientro dei bus nell’area per motivi di sicurezza, consentendone il ritorno ai depositi solo alle 5:00 del mattino; i mezzi restano comunque in preallarme per ulteriori interventi su richiesta del 112.
Il quadro nazionale evidenzia inoltre il rogo nella provincia di Guadalajara (circa 100 chilometri a nord di Madrid), dove in una settimana sono andati in fumo 32.000 ettari. Un dato che segue un 2025 in cui la Spagna, secondo Effis, aveva registrato oltre 393 mila ettari bruciati, il valore più elevato della sua storia recente.
In Francia sono attualmente in corso 32 incendi boschivi e dall’inizio dell’anno sono andati in fumo oltre 50 mila ettari di terreno, una superficie quasi tripla rispetto allo stesso periodo del 2025. A tracciare il bilancio è il ministro dell’Interno Laurent Nuñez che, in un’intervista all’Afp, ha confermato: “Attualmente abbiamo 32 incendi in corso, che ovviamente non hanno tutti la stessa importanza. Abbiamo superato la soglia dei 50 mila ettari bruciati dal primo gennaio di quest’anno. Se prendiamo come riferimento l’anno scorso, si tratta di una superficie quasi tripla”. Nuñez ha precisato che non si registrano vittime, ma che le fiamme “hanno distrutto complessivamente 80 abitazioni, circa 50 delle quali completamente rase al suolo”.
I fronti più critici sul territorio francese riguardano innanzitutto la zona di Le Porge, nei pressi di Bordeaux, dove l’incendio (innescato secondo diverse fonti da lavori di manutenzione su una strada forestale) ha devastato circa 4.800 ettari e provocato oltre 40.000 evacuazioni nella foresta delle Landes de Gascogne.
A nord del bacino di Arcachon, un altro rogo di probabile origine accidentale ha percorso 8.700 ettari, un’area pari a circa una volta e mezza l’isola di Manhattan. Di fronte al rapido avanzare delle fiamme verso Lège-Cap-Ferret, la prefettura ha ordinato l’evacuazione progressiva dell’intera penisola, da Claouey fino alla punta di Cap-Ferret, sia via terra sia via mare, con oltre 400 persone già trasferite in barca e migliaia di turisti sgomberati da campeggi e case vacanza; tra i soccorritori si segnala inoltre un vigile del fuoco ferito a Lège a causa di un’esplosione.
Infine, nel dipartimento del Var, nel sud-est del Paese, un ulteriore rogo ha bruciato circa 2.700 ettari, portando all’evacuazione di oltre 300 persone.
Per far fronte all’emergenza, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato su X l’attivazione del Meccanismo europeo di Protezione civile: “Presto potremo contare sul supporto di due Canadair croati, due Air Tractor portoghesi e due elicotteri pesanti Black Hawk provenienti da Repubblica Ceca e Slovacchia”, aiuti che andranno ad affiancare i vigili del fuoco e i Canadair già operativi sul campo.
L’emergenza incendi sta colpendo duramente anche l’Italia. In Sicilia, dove le temperature hanno superato i 40 gradi, restano attivi decine di roghi boschivi; circa 100 residenti e 22 pazienti di una clinica nel centro dell’isola sono stati evacuati. Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha reso noto che sono stati mobilitati 6.000 militari e 20 mezzi aerei per fronteggiare una situazione che nella sola giornata di mercoledì ha visto segnalati 344 incendi, di cui una cinquantina ancora attivi in serata.
Nelle ultime 24 ore oltre 160 roghi sono stati registrati anche in Calabria, dove la Protezione civile indica nelle eccezionali temperature e nella forte aridità del terreno i fattori principali di propagazione delle fiamme.