KATHMANDU - Sale ad almeno 157 morti il bilancio provvisorio delle catastrofiche inondazioni che hanno colpito il Nepal dopo lo smottamento di una gigantesca massa di fango e rocce nell’area himalayana al confine con la Cina, mentre un numero ancora non precisato di persone risultano ancora disperse, tra cui 432 stranieri e 34 cittadini australiani.
Le immagini verificate provenienti dalla zona mostrano decine di persone trascinate via dalla piena e vaste aree sommerse da una colata di acqua, rocce e detriti che ha distrutto abitazioni, strade, ponti e infrastrutture energetiche.
Sul lato cinese, nella contea tibetana di Gyirong, le autorità hanno riferito di temere un numero elevato di vittime dopo che una frana ha investito un valico di frontiera.
nel Nepal, la polizia ha confermato ieri sera (ora locale) il recupero di 157 corpi. Le operazioni di ricerca e identificazione sono proseguite anche con il calare della notte.
Tra i dispersi figurano 133 cittadini indiani diretti in pellegrinaggio verso il Monte Kailash, in Tibet, luogo sacro per l’induismo. Mancano inoltre all’appello 47 americani, 34 australiani, 33 britannici e 24 canadesi.
Il portavoce dell’ente del turismo nepalese Sunil Sharma ha riferito che almeno 62 cittadini nepalesi risultano dispersi nell’area del lago Gosaikunda, nel distretto di Rasuwa, dove centinaia di persone si trovavano per escursioni legate alle celebrazioni del Janai Purnima.
La polizia nepalese ha inoltre comunicato che almeno 28 agenti non sono stati rintracciati.
Le testimonianze dei sopravvissuti restituiscono la rapidità e la violenza della piena.
“Era un’enorme ondata di fango che veniva direttamente verso di noi. Più si avvicinava, più diventava alta”, ha raccontato Keshav Prasad Baral, 68 anni, ricoverato in un piccolo ospedale.
Baral ha riferito di avere tentato di afferrare la moglie e portarla sulla terrazza quando il fango ha invaso l’abitazione.
“Ma è stata trascinata via. Quattro o cinque ore dopo è arrivato un elicottero a salvarmi. Mia moglie è ancora da qualche parte sotto il fango. È morta.”
Un altro sopravvissuto ha raccontato di essersi salvato aggrappandosi a un albero di mango mentre l’abitazione nella quale stava lavorando veniva spazzata via.
Le prime valutazioni delle autorità nepalesi indicano che un terremoto nella zona potrebbe avere provocato il cedimento della parte inferiore di un ghiacciaio, innescando l’ondata di piena.
Il German Research Centre for Geosciences ha rilevato un sisma di magnitudo 4,4 circa sette minuti prima dell’orario registrato dalle telecamere di sicurezza sul lato cinese della frontiera.
Le immagini mostrano numerose persone in fuga pochi istanti prima che un torrente di fango, rocce e acqua travolgesse edifici e veicoli.
Nel Tibet, la televisione di Stato cinese ha riferito di tre morti e 265 dispersi a Gyirong, precisando che il bilancio è ancora in fase di verifica.
Anche i soccorritori sudcoreani hanno segnalato la scomparsa di otto loro cittadini impegnati in un progetto idroelettrico.
La piena ha inoltre provocato allarmi più a sud, lungo il sistema fluviale che dal Nepal scende verso l’India.
Le autorità degli Stati indiani di Uttar Pradesh e Bihar hanno emesso avvisi per possibili esondazioni. In Bihar circa 5mila persone sono già state trasferite da sei distretti, mentre il piano prevede l’evacuazione complessiva di almeno 10mila-12mila residenti.
Il fiume Bhote Koshi, che nasce nel Tibet, confluisce nel Trishuli in Nepal e prosegue poi verso l’India come Gandak.
Il funzionario distrettuale Narendra Pariyar ha invitato gli abitanti delle aree lungo il fiume a raggiungere zone più elevate, avvertendo che il bilancio di vittime e danni potrebbe crescere ulteriormente.