TEL AVIV - Alla vigilia delle elezioni legislative in Israele, la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e su Israele ha pubblicato un nuovo e duro documento. Nel testo si afferma che le autorità e le forze israeliane hanno commesso il crimine contro l’umanità di “sterminio” in Cisgiordania, perpetrando al contempo crimini di guerra e altre gravi violazioni, mentre prosegue quello che la medesima indagine descrive come un “genocidio” contro i palestinesi nella Striscia di Gaza.
La Commissione, istituita dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu il 27 maggio 2021 con il mandato di indagare su tutte le presunte violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani avvenute a partire dal periodo precedente e successivo al 13 aprile 2021, specifica nel rapporto di non parlare a nome dell’Onu in quanto tale. Il team investigativo, composto da tre membri, aveva già stabilito in un report del settembre 2025 che Israele stesse commettendo un “genocidio” a Gaza, accusa che le autorità israeliane hanno sempre bollato come “falsa” e “antisemita”, respingendo parimenti le nuove contestazioni relative alla Cisgiordania.
Nel nuovo documento, la Commissione evidenzia come in Cisgiordania le forze israeliane abbiano condotto un “attacco diffuso e sistematico contro i civili, attraverso operazioni militari rafforzate da una costante violenza da parte dei coloni”, perseguendo una logica di “punizione collettiva” nei confronti della popolazione civile in risposta agli attacchi condotti da Hamas il 7 ottobre 2023.
“Le autorità e le forze israeliane hanno commesso crimini contro l’umanità, tra cui sterminio, tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale in Cisgiordania, oltre a persecuzioni basate su molteplici fattori discriminatori, incentrati in particolare su nazionalità, razza ed etnia”, conclude il rapporto.
Il nuovo presidente della Commissione, l’indiano Srinivasan Muralidhar, ha spiegato in una nota che “l’uccisione e il ferimento intenzionali di civili palestinesi, insieme alla distruzione di case in Cisgiordania e al persistente diniego di responsabilità da parte di Israele, fanno parte di una più ampia strategia volta a sterminare e sfollare i palestinesi, imponendo loro condizioni di vita insostenibili”.
L’Onu sottolinea il drammatico peggioramento delle condizioni nell’area, occupata da Israele dal 1967 e dove risiedono oltre tre milioni di palestinesi e circa 500.000 israeliani negli insediamenti considerati illegali dal diritto internazionale. Già il 4 settembre scorso l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani aveva accusato Israele del trasferimento forzato di oltre 33.000 palestinesi da tre campi profughi all’inizio del 2025, prospettando le ipotesi di crimini contro l’umanità e pulizia etnica. Inoltre, se tra il 2008 e il 6 ottobre 2023 i palestinesi uccisi da raid aerei in Cisgiordania erano stati sei, il numero è salito a 254 nel periodo compreso tra il 7 ottobre 2023 e il 30 settembre 2026, parallelo all’espansione dei colonizzati “avamposti”.
Accanto alle risultanze sulla Cisgiordania, la Commissione ribadisce che Israele “continua a compiere un genocidio a Gaza”. Il presidente Muralidhar ha evidenziato che “l’espansione del controllo territoriale di Israele su Gaza continua a causare morti e feriti tra i civili palestinesi che si avvicinano o attraversano la linea gialla (che delimita il confine dell’area sotto controllo militare israeliano, ndr)”.
Secondo il Ministero della Salute di Gaza (guidato da Hamas e i cui dati sono ritenuti affidabili dall’Onu), sono oltre 1.500 i palestinesi rimasti uccisi dal cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Nel testo si cita anche lo storico provvedimento della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) del gennaio 2024, che aveva ordinato a Israele di prevenire qualsiasi atto di genocidio a Gaza paventando un rischio reale e imminente di danni irreparabili.
Parallelamente, il rapporto della Commissione condanna anche le violenze perpetrate dall’Autorità Nazionale Palestinese contro i membri di gruppi armati rivali e la repressione degli oppositori civili e politici, criticandola per non aver condotto indagini rapide, efficaci e imparziali su tali episodi.
La replica di Israele è arrivata immediata tramite la propria rappresentanza diplomatica a Ginevra e l’ambasciatore Daniel Meron, che hanno rigettato in toto le conclusioni dell’indagine. In una nota della missione israeliana, il rapporto viene definito come “un’ulteriore manifestazione della sua campagna di disinformazione volta a demonizzare lo Stato di Israele e a presentare la sua stessa esistenza come criminale”.
L’ambasciatore Meron ha denunciato un “tentativo di distruggere lo Stato ebraico” e di “negare il suo fondamentale diritto di esistere e di difendersi”, aggiungendo che tali sforzi proseguono oggi attraverso l’operato di attori come la Commissione d’inchiesta Onu. La rappresentanza israeliana ha quindi chiesto alla comunità internazionale di respingere le conclusioni e di esigere” l’immediato scioglimento” del panello investigativo.
A guidare la Commissione fino al novembre 2025 è stata l’ex giudice dell’Alta Corte sudafricana Navi Pillay, la quale ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace all’inizio di questo mese, decisione che aveva suscitato una durissima reazione di protesta da parte delle autorità di Tel Aviv.