WASHINGTON - L’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán sarebbe tra i profili presi in considerazione dall’amministrazione Trump per la carica di segretario generale delle Nazioni Unite.
Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui Washington avrebbe sondato la disponibilità del leader ungherese a candidarsi con il sostegno congiunto di Stati Uniti, Russia e Cina.
L’ipotesi è stata avanzata da funzionari statunitensi nel corso di colloqui con le controparti di Mosca e Pechino, che avrebbero accolto positivamente il nome di Orbán. L’ex premier si sarebbe detto aperto alla possibilità, precisando tuttavia di non voler partecipare alla corsa senza concrete prospettive di successo.
Responsabili dell’amministrazione Trump hanno promosso l’idea di un candidato unico sostenuto dalle tre grandi potenze. Fonti di tutti e tre i Paesi hanno confermato che il governo guidato da Donald Trump sostiene Viktor Orbán per il vertice del Palazzo di Vetro. Il secondo mandato quinquennale dell’attuale segretario generale António Guterres si concluderà il prossimo 31 dicembre.
Secondo le ricostruzioni, sono stati gli stessi Stati Uniti a incoraggiare l’ex primo ministro ungherese e a prospettargli per primi l’iniziativa. Sebbene un funzionario del Dipartimento di Stato americano abbia ammesso al quotidiano che l’idea possa sembrare inizialmente “una follia”, le consultazioni preliminari indicano che anche Russia e Cina appoggerebbero la proposta per farne un candidato condiviso.
“Se Stati Uniti, Russia e Cina vogliono la stessa cosa nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di solito la ottengono”, hanno evidenziato al quotidiano un responsabile statunitense e un funzionario di un secondo Paese.
Secondo il quotidiano, Donald Trump e il vicepresidente JD Vance sarebbero pronti a sostenerne formalmente la candidatura, con un eventuale annuncio atteso dopo le elezioni di metà mandato statunitense di novembre. Un funzionario del Dipartimento di Stato ritiene che Orbán potrebbe raccogliere tra gli otto e i dieci voti all’interno del Consiglio di Sicurezza.
Il sostegno di Trump da solo non è tuttavia sufficiente per garantire l’elezione. La procedura di selezione della diplomazia internazionale prevede infatti che nel Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, la raccomandazione ottenga almeno nove voti a favore senza che nessuno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) eserciti il proprio diritto di veto.
Solo dopo tale passaggio spetta all’Assemblea Generale nominare ufficialmente il segretario generale. Per questo motivo Parigi e Londra potrebbero opporsi e bloccare la candidatura dell’ex leader ungherese, anche di fronte all’allineamento tra Washington, Mosca e Pechino.
Il piano resta al momento non definito e non ha trovato conferme ufficiali: la Casa Bianca, il Cremlino, Pechino e lo stesso Viktor Orbán non hanno confermato le ultime rivelazioni. In precedenza, Bertalan Havasi, capo stampa del partito Fidesz, aveva bollato come “fake news” le notizie relative a possibili incarichi internazionali per il politico ungherese.
Già a fine maggio il giornalista d’inchiesta Szabolcs Panyi aveva riferito nella newsletter VSquare di un’idea maturata nei cerchi Maga per individuare per Orbán un alto ruolo all’Onu, dove il contenuto esatto della posizione sarebbe risultato meno rilevante rispetto all’immunità diplomatica associata. In seguito, ad agosto, lo stesso giornalista aveva menzionato sia un potenziale incarico all’interno della Fifa sia la casella di vicesegretario generale delle Nazioni Unite.