CASTEL VOLTURNO - La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha scoperto un presunto sistema di frodi legate al Superbonus 110%, attraverso il quale sarebbero stati generati crediti fiscali per oltre 37 milioni di euro grazie a interventi edilizi effettuati su fabbricati ritenuti totalmente abusivi. 

L’inchiesta riguarda quasi quindici edifici situati nel Villaggio Coppola, sul litorale di Castel Volturno, in provincia di Caserta, un complesso urbanistico realizzato tra gli anni Sessanta e Settanta e da decenni al centro di controversie sull’abusivismo edilizio. 

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro di denaro e beni per oltre 37 milioni di euro, somma corrispondente ai crediti d’imposta che, secondo gli investigatori, sarebbero stati ottenuti illecitamente. 

Il provvedimento riguarda due società: Edil Tekno Consulting Group Spa, per circa 30 milioni di euro, e Costruttori Normanni Scarl, per altri sette. 

Sono undici le persone indagate, tra cui quattro componenti della famiglia napoletana Moccia, attiva da tempo nel settore delle costruzioni, e l’imprenditore Raffaele Pizzi, ex assessore comunale ad Aversa. 

Tra gli immobili coinvolti figura anche Palazzo Marina, un edificio di otto piani e 104 appartamenti affacciato sul lungomare, considerato uno dei simboli dell’abusivismo edilizio della zona. 

Il fabbricato era già stato sequestrato nell’aprile 2025 dalla Procura, che aveva ipotizzato l’esistenza di una lottizzazione abusiva riconducibile alla famiglia Moccia, avviata diversi decenni fa e proseguita, secondo l’accusa, anche attraverso gli interventi finanziati con il Superbonus. 

Proprio da quell’indagine sono partiti gli ulteriori approfondimenti della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, che avrebbero individuato un sistema più esteso, riguardante anche altri edifici del Villaggio Coppola. 

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il meccanismo si sarebbe basato sulla presentazione di documentazione edilizia falsificata per ottenere agevolazioni fiscali non spettanti. 

In particolare, sarebbero state utilizzate copie di licenze edilizie datate 1964, i cui originali non sono stati però rinvenuti negli archivi del Comune di Castel Volturno.