ROMA - La Corte d’Assise di Roma ha condannato all’ergastolo Mark Antony Samson, reo confesso dell’omicidio dell’ex fidanzata Ilaria Sula, uccisa a coltellate il 25 marzo 2025 nella Capitale. Il giovane aveva successivamente nascosto il corpo della ragazza in un sacco e lo aveva abbandonato in un dirupo.
La sentenza è stata pronunciata nell’aula bunker di Rebibbia, al termine del processo nel quale la Procura aveva contestato all’imputato l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione affettiva con la vittima, oltre all’occultamento di cadavere.
Dopo la lettura del verdetto, il padre di Ilaria, Flamur Sula, ha espresso soddisfazione per la decisione dei giudici, ricordando però che nessuna condanna potrà restituire la figlia alla famiglia.
“È stata fatta giustizia, ma l’ergastolo vero ce lo abbiamo noi, io e mia moglie. Lui ancora respira, mia figlia non respira più”, ha dichiarato.
Il padre della giovane ha sottolineato di aver sempre mantenuto fiducia nel lavoro della magistratura. “È un momento importante per la giustizia, io ho sempre avuto fiducia nella giustizia e non sono stato abbandonato”, ha aggiunto.
Poco prima della sentenza, durante le repliche, la pm Maria Perna aveva ribadito la ricostruzione dell’accusa, escludendo che l’omicidio fosse stato commesso in seguito a un impulso improvviso.
“Questo non è stato un delitto di impeto”, aveva affermato la magistrata, sostenendo che Samson avesse pianificato l’uccisione dell’ex fidanzata.
La rappresentante della Procura aveva inoltre contestato l’atteggiamento tenuto dall’imputato dopo il delitto, affermando che non avrebbe manifestato un autentico pentimento.
Secondo Perna, Samson avrebbe continuato a mentire su alcuni aspetti della vicenda proprio per evitare di ammettere la premeditazione.
“Ho ancora presente quel cadavere nel dirupo e le condizioni in cui era. Samson non ha mai detto la verità e ha continuato a mentire per non ammettere la premeditazione del delitto”, aveva dichiarato in aula.
La morte di Ilaria aveva profondamente colpito anche la comunità universitaria della Sapienza di Roma, dove la giovane studiava. L’ateneo si è costituito parte civile nel processo, mentre gli studenti hanno voluto manifestare la propria vicinanza alla famiglia attraverso una lettera indirizzata ai genitori.
Nel messaggio, gli universitari hanno ricordato Ilaria come una ragazza gentile, solare e una studentessa diligente, invitando a custodirne la memoria al di là della cronaca giudiziaria.
“Il dolore che avete provato non si può spiegare”, hanno scritto, sottolineando che il ricordo della giovane deve continuare a rappresentare un impegno collettivo contro la violenza.