BOLOGNA - Le telecamere indossate dagli agenti hanno registrato uno scambio di battute tra i due poliziotti intervenuti il 19 luglio in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna, dove è morto Abderrahim Fakir, 42 anni, durante un’operazione di contenimento. 

“È schiattato, ah”, si sente dire in una delle registrazioni. “Ca.. me ne frega a me”, è la risposta attribuita all’altro agente. 

Le frasi sono riportate nella parte introduttiva della consulenza medico-legale disposta dalla Procura di Bologna per chiarire le circostanze e le cause del decesso. 

La relazione conclusiva, ora all’esame dei magistrati, individua diversi fattori che avrebbero contribuito alla morte di Fakir, avvenuta per insufficienza respiratoria acuta. 

Secondo gli esperti, il quadro clinico era caratterizzato da un’intossicazione acuta da cocaina, in un soggetto con una grave cardiopatia. A queste condizioni si sarebbero aggiunte l’agitazione psicomotoria, l’aumento della temperatura corporea e la permanenza in posizione prona durante l’immobilizzazione da parte dei poliziotti. 

La consulenza attribuisce tuttavia un peso diverso ai singoli elementi. 

La compromissione respiratoria sarebbe stata principalmente riconducibile a un’estesa emorragia alveolare associata all’assunzione di cocaina, che avrebbe ridotto la capacità dei polmoni di assicurare un’adeguata ossigenazione del sangue. 

L’agitazione e l’ipertermia, anch’esse collegate all’intossicazione, avrebbero aggravato la situazione, aumentando il fabbisogno di ossigeno dell’organismo. 

La permanenza a terra, a pancia in giù e con le braccia immobilizzate dietro la schiena, sarebbe stata invece un ulteriore fattore concorrente, ma di entità presumibilmente minore. 

Fakir rimase in quella posizione per circa sei minuti e 27 secondi. Secondo i consulenti, la postura potrebbe aver ulteriormente limitato la capacità respiratoria di un uomo le cui condizioni cardiache e polmonari erano già gravemente compromesse, senza costituire però un fattore autonomamente letale. 

La relazione esamina anche le numerose lesioni riscontrate sul corpo del quarantaduenne. 

Alcune sarebbero precedenti all’intervento della polizia, tra cui una frattura al piede e la riapertura di una ferita al polso. Altre, localizzate alla testa, al collo e alle spalle, vengono messe in relazione alle manovre utilizzate dagli agenti per immobilizzarlo. 

Gli esperti descrivono la pressione esercitata sul capo, mantenuto ruotato verso il suolo, e le sollecitazioni prodotte durante la colluttazione e l’ammanettamento. 

Non sarebbe tuttavia possibile attribuire le singole lesioni a una manovra specifica o a uno dei due poliziotti. 

Secondo la consulenza, i traumi costituiscono un indice dell’intensità della colluttazione, ma non hanno contribuito direttamente al decesso. Non emergerebbe, in particolare, una compressione del collo tale da ostacolare la respirazione o la circolazione cerebrale. 

Un altro punto delicato riguarda la tempestività e l’efficacia dell’assistenza sanitaria. 

I consulenti rilevano “criticità” nella condotta dei soccorritori e del personale sanitario successivamente intervenuto, ritenendo che le procedure adottate non siano state pienamente conformi ai protocolli dell’emergenza, né per i tempi né per l’efficacia delle manovre. 

La relazione sottolinea però che, anche in presenza di soccorsi immediati e correttamente eseguiti, le probabilità di sopravvivenza di Fakir sarebbero state soltanto del 15%. 

La valutazione medico-legale sarà ora al centro del confronto tra la procuratrice aggiunta Morena Plazzi e i pubblici ministeri Domenico Ambrosino e Francesca Arienti, che hanno fissato una riunione per mercoledì 28 ottobre. 

I magistrati dovranno stabilire quale rilevanza attribuire alle diverse concause e se le condotte delle persone intervenute possano configurare responsabilità penali. 

Attualmente sei persone figurano nel registro delle annotazioni preliminari previsto dal cosiddetto “scudo penale”, applicabile quando potrebbe ricorrere una causa di giustificazione: i due poliziotti intervenuti per bloccare Fakir e quattro volontari della Croce Rossa arrivati per soccorrerlo. 

L’ipotesi di reato presa in considerazione è l’omicidio colposo. 

La fase preliminare dovrà concludersi entro il 19 novembre, quando la Procura sarà chiamata a decidere se procedere con l’iscrizione formale delle persone coinvolte nel registro degli indagati oppure chiudere le rispettive posizioni.