MILANO – La Lega cambia simbolo e rilancia la propria identità federalista, mentre Matteo Salvini annuncia che porterà in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere l’invio di denaro e armi all’Ucraina.
Sono le principali novità emerse dal congresso straordinario di Milano, che ha confermato il vicepremier alla guida del partito per altri quattro anni, ma ha anche fatto emergere il peso dell’area interna che chiede un cambiamento.
Il nuovo simbolo porta la scritta Lega Italia Federale e accompagnerà il Carroccio alle prossime elezioni politiche. Scompare il nome di Salvini, che aveva caratterizzato il precedente Lega per Salvini premier, mentre rimane al centro la figura di Alberto da Giussano con la spada alzata.
Salvini ha spiegato che la modifica risponde anche alla nuova legge elettorale, che prevede l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio da parte delle coalizioni, ma ha rivendicato soprattutto il significato politico della scelta.
“Mi faccio un pochino da parte io”, ha dichiarato, assicurando che l’eliminazione del suo nome non rappresenta una concessione alle critiche interne.
Il nuovo marchio recupera infatti una proposta avanzata da Umberto Bossi già nel 1994, quando il fondatore del movimento aveva immaginato una Lega capace di allargare il proprio progetto federalista all’intero territorio nazionale.
Per Salvini, la nuova denominazione tiene insieme il passato, il presente e il futuro del partito, conciliando la dimensione nazionale con le tradizionali battaglie autonomiste.
Il segretario ha inoltre sostenuto che il centralismo da contrastare oggi non sia più soltanto quello delle istituzioni romane, ma anche quello dell’Unione europea.
L’altra scelta politica annunciata dal palco riguarda la guerra in Ucraina.
Il vicepremier ha dichiarato che chiederà al governo di interrompere gli aiuti economici e militari a Kiev, invitando i delegati a esprimere pubblicamente il proprio sostegno alla proposta.
“Non possiamo continuare a mandare soldi e armi”, ha affermato, presentando questa posizione come un mandato politico ricevuto dal congresso. Si tratta, per il momento, di una richiesta che il leader della Lega intende portare nell’esecutivo, non di una decisione già assunta dal governo.
La linea ha trovato il sostegno dell’ex presidente del Veneto Luca Zaia, secondo il quale il protrarsi del conflitto rischia di trasformarlo in un nuovo Afghanistan.
Nella votazione a scrutinio segreto, Salvini ha ottenuto 465 preferenze, pari al 76% dei 611 voti validi, contro le 146 raccolte dallo sfidante Massimo Garavaglia, vicino alle posizioni dei dirigenti che chiedono maggiore attenzione al Nord. Otto le schede bianche e nulle.
Il risultato ha consentito a Salvini di ottenere il quarto mandato da segretario, fino al 2030, ma ha anche dato una rappresentanza numericamente significativa alle richieste di cambiamento.
“La mia candidatura era per dare voce ad anime differenti che ci sono”, ha dichiarato Garavaglia, sottolineando la necessità di riconoscere le diverse sensibilità presenti nella Lega.
Sulla stessa linea il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, che ha invitato a non ignorare il disagio emerso, sostenendo che non riguarda soltanto la Lombardia.
Salvini ha respinto invece l’idea che il voto abbia creato una maggioranza e una minoranza organizzate all’interno del partito.
“Le correnti le lasciamo al Pd”, ha ribadito, chiedendo di superare le polemiche degli ultimi mesi.
Il prossimo passaggio sarà la formazione della nuova segreteria politica, prevista dalle modifiche statutarie approvate al congresso. Salvini ha chiesto una o due settimane per definirne la composizione.
Resta aperta soprattutto la questione del ruolo del Presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, considerato una figura importante per ricomporre le diverse anime del movimento. Tra le ipotesi circola quella di affidargli una vicesegreteria unica, ma non è stata annunciata alcuna decisione.
Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, rimasto neutrale nella sfida per la segreteria, ha invitato a valorizzare gli esponenti che hanno dimostrato di saper ottenere consenso sul territorio.