KIEV - Donald Trump ipotizza una svolta rapida nei colloqui per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. A seguito della missione dell’inviato speciale Steve Witkoff a Kiev e Mosca, la Casa Bianca sta promovendo un incontro trilaterale che potrebbe svolgersi nelle prossime settimane ad Abu Dhabi. “Avremo colloqui trilaterali con l’Ucraina e la Russia molto presto. Penso che entrambi vogliano raggiungere un accordo”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, confermando la volontà di chiudere le trattative in tempi brevi.
Oltre al piano diplomatico, Trump continua a curare i rapporti economici con Vladimir Putin. Dopo il congelamento delle sanzioni e la recente intesa sulla fornitura di diesel russo verso gli Stati Uniti, il presidente statunitense ha ventilato la possibilità di nuovi accordi relativi al gas dell’Alaska e al colosso energetico Lukoil: “Sono accordi che prima o poi si faranno. Ma non permetteremo che una questione del genere tenga in ostaggio l’industria petrolifera”, ha affermato.
Da Kiev, Volodymyr Zelensky ha confermato la disponibilità del proprio governo ma ha posto paletti ben precisi. “Siamo pronti per colloqui trilaterali tra gruppi tecnici, che devono portare a un risultato concreto”, ha scritto il presidente ucraino su X. Esprimendo profonda preoccupazione per la revoca delle misure punitive verso Mosca.
Zelensky ha ricordato che “le sanzioni sono state imposte per l’aggressione, non per avere l’opportunità di parlare”, ribadendo l’esigenza di giungere all’appuntamento con tutele e garanzie adeguate: “Non voglio che ci troviamo a un incontro con Putin senza strumenti: senza sanzioni, senza fondi, senza beni congelati”. Precisando che il vertice di novembre si configurerà come un incontro tecnico, il leader ucraino ha evidenziato che “senza i leader, non può finire del tutto” il conflitto, sollecitando come prima misura “un cessate il fuoco energetico”.
Le posizioni giunte da Mosca tendono tuttavia a smorzare l’entusiasmo della Casa Bianca. Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha ridimensionato le attese su svolte imminenti: “La prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra grande festività. Poi saremo pronti a riprendere i negoziati”. Ushakov ha inoltre sottolineato la necessità di ampliare il tavolo negoziale: “Non basta parlare soltanto con Kiev, bisogna parlare con tutta l’Europa, che sostiene pienamente l’Ucraina, (...) forse la posizione dell’Europa in questo contesto è di fondamentale importanza”.
A far eco alle parole di Ushakov è intervenuto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che si è detto favorevole all’ingresso di una figura di mediazione nominata dall’Unione Europea (ruolo per il quale si fa il nome del presidente finlandese Alexander Stubb) purché autenticamente orientata alla risoluzione del conflitto: “Se ci sarà un negoziatore, sarà una buona cosa. Se poi sarà un negoziatore sinceramente impegnato a favorire una soluzione pacifica, sarà ancora meglio”.
Parallelamente al dossier ucraino, Ushakov ha annunciato l’avvio formale dell’organizzazione di un vertice trilaterale tra Vladimir Putin, Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice APEC: “Ora posso affermare con certezza che Mosca, Pechino e Washington sono, in linea di principio, pronte a ospitare l’incontro, i preparativi sono già iniziati”, rilevando la serietà dimostrata dalle autorità cinesi. Più cautela è stata espressa su un eventuale faccia a faccia bilaterale tra Putin e Trump, non ancora concordato ma ritenuto probabile per brevi scambi o saluti nell’ambito delle attività di protocollo dell’evento.
Da parte sua, Vladimir Putin ha respinto le accuse di alcuni leader europei che ipotizzano una regia russa dietro le recenti proteste di piazza in Occidente. Intervistato dall’agenzia Vesti, il presidente russo ha affermato: “Questo dimostra la debolezza e l’incapacità di alcuni leader dei paesi europei di assumersi la responsabilità di ciò che sta accadendo. Non c’è nulla di inaspettato. Come sappiamo, la Russia è sempre stata accusata di ogni peccato mortale”. Secondo il capo del Cremlino, la radice dei disordini risiede negli errori interni: “L’Ue non ha instillato i suoi valori nei migranti, ma li ha distrutti in patria. I paesi europei non riescono ad affrontare la crisi migratoria”.
Mentre proseguono le manovre diplomatiche, le azioni militari si intensificano su entrambi i fronti. Nella regione di Dnipro, raid notturni russi hanno provocato la morte di quattro persone e il ferimento di altre 22, tra cui una bambina di 11 anni.
Nelle altre regioni ucraine, a Vinnytsia un drone ha colpito un edificio residenziale causando sei feriti, mentre a Kharkiv le forze russe hanno bombardato un ipermercato di articoli per la casa ed eseguito un successivo doppio attacco sui soccorritori giunti sul posto. Complessivamente sono stati rilevati danni a infrastrutture civili e logistiche (tra cui una centrale termica, sottostazioni, miniere di carbone, depositi di grano, centri commerciali e un hub postale) in nove regioni.
Sul fronte opposto, nella regione di Voronez, un attacco condotto dalle forze ucraine ha provocato due morti e 17 feriti, tra cui un bambino, secondo quanto reso noto dal governatore regionale Alexander Gusev.
Di fronte alla recrudescenza dei raid, Zelensky ha commentato con durezza la condotta di Mosca: “È così che la Russia risponde alla diplomazia. È molto importante che il sostegno a coloro che proteggono le vite non diminuisca parallelamente al processo di negoziazione. Dobbiamo sbloccare le consegne degli intercettori Patriot già approvate dai paesi europei”.