SYDNEY – Cerimonie e momenti di raccoglimento sono previsti oggi in diverse città australiane per ricordare le circa 1.200 persone uccise e le 251 rapite nell’attentato condotto da Hamas e altri gruppi armati contro Israele il 7 ottobre 2023.
Per molti ebrei australiani, il terzo anniversario assume quest’anno un significato ancora più immediato dopo la strage avvenuta a Bondi Beach nel dicembre scorso, quando 15 persone furono uccise durante una celebrazione dell’Hanukkah, tra cui una bambina di dieci anni e un anziano sopravvissuto alla Shoah.
Il presidente della Zionist Federation of Australia, Jeremy Leibler, ha affermato che la violenza del 7 ottobre ha avuto un impatto profondo sulla comunità ebraica australiana, ulteriormente aggravato dall’attacco di Bondi.
“Il 7 ottobre è un giorno di lutto per le oltre 1.200 persone innocenti assassinate”, ha dichiarato, ricordando le famiglie uccise nelle proprie case, i giovani colpiti durante un festival musicale e gli ostaggi trascinati a Gaza.
Leibler ha aggiunto che terrorismo e antisemitismo non dovranno definire la vita ebraica in Australia, ribadendo il legame tra la comunità, il Paese e Israele.
Tra gli eventi organizzati dai gruppi filo-israeliani figura una veglia alle 6.29 al Bondi Pavilion, l’ora che coincide con l’inizio dell’attacco del 2023.
Parallelamente, organizzazioni filo-palestinesi intendono utilizzare la ricorrenza per richiamare l’attenzione sulle conseguenze della guerra a Gaza, dove secondo il ministero della Sanità locale sono morte più di 74mila persone e altre 175mila sono rimaste ferite.
A Sydney, Jews against Occupation ha organizzato una veglia alla Town Hall con il titolo “Don’t let Israel steal the date”, iniziativa criticata da diversi leader politici, tra cui il premier del New South Wales Chris Minns, che l’ha giudicata provocatoria e insensibile.
Anche Alex Ryvchin, dell’Executive Council of Australian Jewry, ha contestato l’utilizzo della data per manifestazioni alternative, collegando il trauma del 7 ottobre a quello successivamente vissuto a Bondi.
Secondo Ryvchin, l’attentato del 2023 ha aperto una nuova fase di insicurezza per le comunità ebraiche, rendendo eventi come la strage di Bondi ancora più difficili da separare dal contesto internazionale.