PARIGI - È una nuova giornata ad alta tensione in Francia, travolta da un’imponente ondata di mobilitazioni studentesche.

A poco più di sei mesi dalle elezioni presidenziali, oltre 250mila persone sono scese in piazza e nelle strade di tutto il Paese secondo i sindacati, che sfilano al fianco di universitari e alunni delle scuole superiori per chiedere maggiori risorse per l’istruzione. Un clima di diffuso malcontento alimentato dall’aumento dei prezzi e dai tagli al bilancio che colpiscono i giovani, come quelli agli aiuti per l’alloggio. 

Anche la mattinata aveva registrato numeri imponenti: secondo il ministero dell’Interno, le proteste avevano riunito circa 86mila persone nelle varie regioni. La mobilitazione ha raccolto il sostegno di insegnanti e cittadini in una trentina di città. 

Nonostante l’assenza di incidenti gravi in mattinata, le violenze dei giorni scorsi tengono al massimo il livello di allerta. A Lione sono scattati i primi arresti della giornata per “vandalismo e trasporto di ordigni incendiari”, come riferito dalle autorità statali. 

A Parigi la situazione è degenerata nel primo pomeriggio, durante il terzo atto delle proteste dei licei e degli universitari. Il corteo, partito dalla Gare du Nord, tra insulti contro le forze dell’ordine, e diretto verso Place de la République, ha visto crescere i disordini lungo Boulevard Voltaire, nei pressi di Place de la Nation. Secondo quanto riportato da Le Parisien, una banca è stata presa di mira.  

La Prefettura di polizia ha riferito che circa 300 manifestanti hanno tentato di attaccare le forze dell’ordine, che hanno cercato di respingerli e disperderli per consentire al corteo di raggiungere la piazza. Come riferito da Le Figaro, si sono registrati lanci di oggetti e alcuni manifestanti hanno staccato pezzi di pietra dai gradini dei negozi, per scagliarli contro gli agenti. 

Dall’inizio delle mobilitazioni, lo scorso 17 settembre, si conta circa un migliaio di feriti in tutta la Francia. Intervenendo all’Assemblea Nazionale, il primo ministro Sébastien Lecornu ha reso noto che 215 studenti sono rimasti feriti, la maggior parte a seguito di aggressioni o, in misura minore, a causa di incidenti. Il bilancio comprende anche 85 membri del personale scolastico, tra cui 34 presidi e vicepresidi. 

Lecornu ha condannato una “banalizzazione” della violenza definendola “inaccettabile”, sottolineando che si tratta del bilancio “più alto degli ultimi decenni nel sistema scolastico nazionale in termini di numero di dipendenti pubblici feriti”. Sul fronte delle forze dell’ordine, si registrano 715 feriti tra gendarmi e agenti di polizia, molti dei quali presi di mira da atti di intimidazione e insulti. 

Nel frattempo, la condotta della polizia è finita al centro di dieci indagini interne. La scorsa settimana a Tours uno studente di 16 anni ha perso l’uso di un occhio durante un blocco stradale, mentre lunedì a Lens un quindicenne è stato gravemente ferito alla mano da una granata lanciata dalle forze dell’ordine.  

Nonostante il ministro dell’Interno Laurent Nuñez abbia assicurato che gli interventi sono avvenuti nel rispetto della “massima proporzionalità“, la Commissione nazionale consultiva dei diritti umani (Cncdh) ha espresso “viva preoccupazione” per il “ricorso sproporzionato alla forza”, invitando l’esecutivo a “rafforzare il dialogo con i giovani” e a “garantire l’esercizio dei loro diritti”. 

Di fronte a un movimento privo di un portavoce chiaramente identificabile, il governo si trova in un equilibrio precario tra il ripristino dell’ordine pubblico e l’ascolto delle rivendicazioni, affrontando una delle crisi più delicate dalla nomina di Lecornu, avvenuta un anno fa.  

Sul piano politico, mentre l’esecutivo attribuisce la responsabilità delle violenze al partito La France Insoumise, che “deplora” gli episodi di violenza lamentando però che il governo “riduca” ad essi l’intero movimento, si teme un’ulteriore escalation nazionale con l’ingresso in massa degli universitari. Lunedì l’Unione studentesca segnalava 32 sedi universitarie bloccate, mentre i rettori hanno invocato degli “Stati generali della gioventù” per riconoscere i giovani come attori del dibattito pubblico. 

Sul fronte scolastico, nella giornata di martedì 6 ottobre un quarto dei licei (891 su 3.700) ha sospeso le lezioni totalmente o parzialmente. In risposta alla crisi, il primo ministro Lecornu ha annunciato all’Assemblea Nazionale la sospensione delle normali attività didattiche nei licei per tre giorni (da domani fino a venerdì), per organizzare un “momento di democrazia interna”.  

Il ministro dell’Istruzione nazionale Édouard Geffray “ha deciso di liberare del tempo” per consentire il confronto con gli studenti. Nel frattempo, la crisi si sposta dai palazzi della politica alle sedi istituzionali: in serata il presidente Emmanuel Macron riunirà all’Eliseo i ministri chiave, tra cui lo stesso premier Lecornu e il ministro Geffray, per fare il punto della situazione e tracciare la linea dell’esecutivo.