ROMA - La prospettiva di un election day a maggio agita il campo largo e riapre il confronto su programma, leadership e primarie. Nel centrosinistra cresce la richiesta di accelerare, prima sulla definizione di una piattaforma condivisa e poi sull’individuazione di un candidato in grado di competere con Giorgia Meloni. 

Nel Pd, il presidente Stefano Bonaccini invita a “mettere da parte” per ora la parola primarie, a scrivere il programma “in qualche settimana” e a costruire su quello un patto di coalizione. Dal Nazareno non arrivano commenti sulla possibile data del voto, ma tra i dem vicini al dossier si sottolinea che la finestra già indicata per eventuali primarie, tra gennaio e marzo, sarebbe compatibile con urne a maggio. 

Il Movimento 5 Stelle resta invece convinto che prima si facciano le primarie, meglio sia. Se continuano a circolare nomi di possibili federatori, da Silvia Salis a Gaetano Manfredi, da Roberto Gualtieri ad Antonio De Caro, in molti considerano ormai probabile una consultazione popolare per scegliere la leadership del centrosinistra. 

“In mancanza di un nome terzo autorevole e rappresentativo, non c’è che la strada delle primarie”, afferma Goffredo Bettini, auspicando un accordo “deontologico” che le trasformi in un momento di partecipazione democratica e non in un “duello rusticano” tra partiti. Sulla stessa linea Andrea Orlando, secondo cui “gli spazi per terzi nomi” si sono consumati e il meccanismo si è ormai messo in moto. Anche per l’ex ministro il primo passaggio deve essere la definizione di un programma unitario. 

Da Alleanza Verdi e Sinistra arriva però un invito alla prudenza. “Le primarie rischiano di dividere piuttosto che unire”, avverte Angelo Bonelli, secondo cui il centrosinistra dovrebbe essere già al lavoro da tempo sulla costruzione di un programma per il Paese. “Noi continuiamo a sostenere che ci si confronta sulle idee, non su chi conta di più o conta di meno, in base ai numeri”, dice, in una risposta indiretta alla segretaria dem Elly Schlein e al suo “uno non vale uno” pronunciato alla direzione del Pd. 

Intanto, l’ipotesi di primarie anche online, lanciata dal M5s, apre un dibattito interno ai dem. Nell’entourage di Schlein l’idea non viene esclusa, a condizione che ci siano certificazione delle identità e meccanismi seri di autenticazione.  

Tra i riformisti, però, prevale lo scetticismo per il rischio di interferenze esterne. “Il voto online presenta rischi che non possiamo liquidare in nome della comodità”, avverte Simona Malpezzi. 

Resta aperto anche il nodo dei centristi. Il leader di Più Europa, Riccardo Magi, attacca Matteo Renzi e chiede che un’eventuale lista comune sia costruita su basi paritarie. Secondo Magi, gli ultimi sondaggi collocano Più Europa e Italia Viva “esattamente allo stesso livello”. Per questo, sostiene, non si può immaginare un’aggregazione in cui qualcuno sia ospite di qualcun altro. 

Magi aveva aperto alla possibilità di una lista unitaria dell’area liberal-democratica, europeista e riformatrice. Ma, ricostruisce, la risposta di Renzi sarebbe stata “50% della lista Italia Viva, 50% a Casa Riformista”. “Non ho capito qual è la differenza tra le due cose”, attacca Magi, parlando di un atteggiamento “da marchese del Grillo”. 

In chiave centrista, il 24 e 25 ottobre sono intanto previsti gli stati generali di Progetto Civico di Alessandro Onorato. 

Tra tanti distinguo, Dario Franceschini prova a tenere insieme i diversi pezzi dell’alternativa durante la presentazione del suo libro “La fiuma”, alla quale partecipano Giuseppe Conte, Elly Schlein e, per Italia Viva, Maria Elena Boschi.  

“I programmi si fanno con le idee e questo è il tempo delle idee”, afferma l’ex ministro della Cultura, unendosi al coro di chi chiede di chiudere finalmente sul programma del centrosinistra.