LA PAZ – Fino al 30 settembre, Roger Mariaca era considerato uno degli uomini più potenti della Bolivia. Quella notte, poco dopo essere atterrato con un volo proveniente da Sucre, è stato arrestato dalla polizia all’aeroporto internazionale di Viru Viru, a Santa Cruz de la Sierra.
Cinque giorni dopo, ormai ex procuratore generale, aveva già ricevuto due ordinanze di custodia cautelare ed era stato trasferito in un carcere di Potosí.
La caduta è cominciata a Washington. Due giorni prima dell’arresto, il governo degli Stati Uniti gli ha revocato il visto e lo ha accusato di ricevere “tangenti per agevolare il narcotraffico e aiutare criminali violenti a sottrarsi alla giustizia”, secondo quanto riportato dall’Afp. Mariaca ha negato le accuse e ha attribuito il provvedimento a un’ingerenza politica motivata dalle sue stesse indagini.
Insieme a lui sono caduti il procuratore dipartimentale di Santa Cruz, Alberto Zeballos (anche lui oggetti di sanzioni d Washington), il procuratore superiore Martín Irusta e il maggiore di polizia Rubén Aparicio, che il governo di Rodrigo Paz accusa di aver favorito il narcotraffico.
Secondo la stampa locale, le persone arrestate sono state 14 in totale. Le accuse comprendono organizzazione criminale, riciclaggio di denaro e narcotraffico.
La versione ufficiale sostiene che la Procura, sotto la guida di Mariaca, funzionasse come una struttura dedita a proteggere la criminalità organizzata. Per rafforzare questa tesi, la polizia ha diffuso un video registrato durante la cattura del narcotrafficante uruguaiano Sebastián Marset, a marzo, nel quale quest’ultimo si riferisce a Mariaca come a un suo “amico”.
Il paradosso è che Marset è stato catturato durante la gestione di Mariaca e successivamente espulso negli Stati Uniti con il sostegno della Dea.
L’operazione è stata costellata di controversie. La difesa sostiene che non ci fossero né un mandato di cattura né una situazione di flagranza, mentre il procuratore antidroga Miguel Gonzáles ha affermato che l’arresto è avvenuto senza alcun mandato. Quella stessa notte, un funzionario della Procura ha denunciato, durante una trasmissione in diretta da Sucre, il “sequestro” di Mariaca e una perquisizione illegale della sede del Pubblico ministero da parte di agenti incappucciati.
Il retroscena politico pesa. Mariaca è stato eletto nell’ottobre 2024, dalla precedente legislatura, per un mandato di sei anni. La votazione si è conclusa a maggioranza del Movimento al Socialismo di Evo Morales e Luis Arce. Il governo di Paz, che cerca di rafforzare i legami con gli Stati Uniti, ha ora l’opportunità di sostituirlo.
La Procura ha dichiarato la sua “assenza definitiva” e Luis Montaño Morales, il procuratore superiore con maggiore anzianità, ha assunto l’incarico ad interim. Parallelamente, l’Assemblea legislativa ha riformato, durante una sessione maratona, la legge sul Pubblico ministero affinché l’imputazione costituisca motivo di destituzione di un procuratore, malgrado le accuse di incostituzionalità.
Domenica 4 ottobre è arrivata la seconda ordinanza di custodia cautelare, questa volta per presunta legittimazione di proventi illeciti. L’inchiesta è stata aperta dopo che la polizia ha trovato del denaro in un’ambulanza uscita dalla sua abitazione di Santa Cruz la notte dell’arresto.
Quello che si discute ora in Bolivia non è soltanto la colpevolezza di un procuratore, ma se la giustizia che lo giudica possa presentarsi come indipendente dal potere che lo ha rimosso.