CANBERRA – Quasi otto australiani su dieci dichiarano che oggi sia più difficile permettersi la spesa rispetto a dodici mesi fa, un dato che ha rilanciato il dibattito su forme più incisive di intervento pubblico nel settore della grande distribuzione.

Una proposta del Green Institute prevede infatti un investimento federale di 25,1 miliardi di dollari in cinque anni per creare una rete nazionale di supermercati di proprietà pubblica.

Il piano comprenderebbe l’acquisizione obbligatoria di circa 200 punti vendita Coles e Woolworths e la costruzione di oltre 400 nuovi supermercati, oltre ai centri di distribuzione necessari a servire la rete.

Secondo le stime dell’istituto, le rivendite pubbliche potrebbero ridurre del 30 per cento il prezzo dei prodotti essenziali, consentendo a una famiglia di quattro persone di risparmiare circa 3.134 dollari all’anno.

La proposta viene avanzata mentre un sondaggio YouGov condotto su 1.500 elettori mostra che il 94 per cento degli intervistati è preoccupato per il costo dei generi alimentari, con il 61 per cento che si dichiara “molto preoccupato”.

Più di un terzo afferma inoltre di aver saltato pasti a causa dell’aumento del costo della vita.

Il sondaggio rileva anche un sostegno dell’84 per cento all’idea di supermercati pubblici, compresa oltre la metà degli elettori di One Nation.

Il direttore esecutivo del Green Institute ed ex deputato federale dei Verdi Max Chandler-Mather ha accusato Coles e Woolworths di aver approfittato delle difficoltà economiche delle famiglie per aumentare i profitti.

Il modello australiano prende spunto dalla proposta del sindaco di New York Zohran Mamdani di creare cinque negozi alimentari pubblici.

Chandler-Mather sostiene che una rete nazionale senza l’obiettivo di generare profitti potrebbe esercitare una maggiore concorrenza sui due principali operatori privati e contenere i prezzi.

Il progetto viene presentato nonostante l’approvazione da parte del governo Laburista di nuove norme contro l’aumento ingiustificato dei prezzi, giudicate insufficienti dal Green Institute.

Le critiche alla proposta si concentrano soprattutto sul costo per il bilancio e sull’impatto della concorrenza pubblica sugli operatori privati.

L’economista capo dell’Institute of Public Affairs (IPA) Adam Creighton aveva già definito “completamente ridicolo” il modello proposto da Mamdani, mentre negli Stati Uniti gruppi imprenditoriali hanno contestato legalmente l’idea di supermercati pubblici sostenendo che i concorrenti privati non potrebbero competere con prezzi sostenuti dallo Stato.