NADI – Il pre-COP31 in corso nel Pacifico entra nella sua fase più simbolica, con una visita ufficiale a Tuvalu, uno degli Stati più esposti al rischio rappresentato dal possibile innalzamento del livello del mare.

La delegazione, guidata dal primo ministro australiano Anthony Albanese, percorrerà oltre mille chilometri da Fiji per raggiungere il piccolo arcipelago, dove il territorio si trova in media appena due metri sopra il livello del mare.

Alla visita parteciperanno leader di 13 Paesi, tra cui Mauritius, Tonga, Papua Nuova Guinea, Vanuatu e Cook Islands, oltre a ministri provenienti da altri 16 Stati, tra cui Francia, India, Singapore e Nuova Zelanda.

Sono attesi anche rappresentanti dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite.

La presenza di capi di governo resta tuttavia relativamente contenuta al di fuori del Pacifico, con un solo leader nazionale proveniente da altre regioni.

Il ministro per il Cambiamento climatico Chris Bowen ha comunque sottolineato che si tratta di una partecipazione senza precedenti per un pre-COP, evento che tradizionalmente richiama soprattutto funzionari e ministri.

A Tuvalu, le comunità locali mostreranno ai delegati i progetti messi in campo per proteggere le coste dall’erosione, dalle mareggiate e dalla progressiva avanzata delle acque.

Tra questi figura un intervento che potrebbe consentire di recuperare circa 20 ettari di terreno entro la fine del 2026.

Il pre-COP31 si svolge un mese prima della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite prevista in Turchia, dove l’Australia avrà un ruolo di primo piano nei negoziati.

Fiji e gli altri Paesi del Pacifico hanno ottenuto la possibilità di ospitare l’incontro preparatorio dopo il mancato successo della candidatura australiana per organizzare la COP31 ad Adelaide.

Il primo ministro di Fiji Sitiveni Rabuka ha invitato i partecipanti a osservare direttamente le conseguenze della crisi climatica.

“Alcune cose non possono essere comprese da lontano”, ha affermato, aggiungendo che a Tuvalu il cambiamento climatico non è una previsione astratta ma una realtà che pone interrogativi sulla permanenza futura delle comunità nei propri territori.

Albanese, arrivato ieri a Nadi, ha ribadito che la voce del Pacifico deve avere un ruolo centrale nel dibattito internazionale, perché per molti Paesi della regione il cambiamento climatico rappresenta una minaccia alla stessa sopravvivenza nazionale.