Non avrà certo la popolarità dell’AFL, ma il calcio – complice forse anche il recente Mondiale –, sta conquistando sempre più spazio e interesse anche Down Under. A testimoniarlo sono innanzitutto i numeri, quelli da record registrati lo scorso martedì 29 settembre al Suncorp Stadium di Brisbane, dove oltre 52mila spettatori hanno riempito gli spalti per assistere alla seconda sfida amichevole tra i Socceroos e il Brasile.
Sciarpine colorate, maglie della Nazionale, bandiere e cori da stadio. Un’atmosfera che aveva iniziato a prendere forma già il giorno precedente, quando centinaia di tifosi si erano presentati all’allenamento dei Socceroos, sperando di strappare una fotografia o un autografo ai propri beniamini. Tra gli spalti, a colpire, sono soprattutto i giovanissimi: bambini con la maglia della Nazionale, accompagnati dai genitori, e tanti altri che si avvicinano per la prima volta al pallone.
Una novità, almeno secondo chi il calcio australiano lo segue da anni. “Conosco tantissimi bambini che adesso si iscrivono alle scuole calcio, una cosa sicuramente nuova”, racconta Robert Scalia, presente sugli spalti del Suncorp.
La sfida, del resto, era di quelle capaci di accendere la fantasia. Difficile, certamente, ma non impossibile. Di fronte ai Socceroos c’era una Nazionale cinque volte campione del mondo, una squadra che sembra avere il calcio inscritto nel proprio DNA e che porta sulle spalle una storia che parla da sola.
Il primo test-match, venerdì 25 settembre al Queensland Country Bank Stadium di Townsville, aveva già dato un assaggio dello spettacolo. A Brisbane, invece, è andata in scena una partita mozzafiato: il Brasile ha superato l’Australia 4-2, ma i Socceroos hanno raccolto consensi e applausi, riuscendo a segnare tanti gol quanti ne avevano realizzati complessivamente nei dieci precedenti confronti con la Seleção. Tra i marcatori anche un ex protagonista della Serie A.
In questo nuovo capitolo del calcio australiano si inserisce infatti la storia di Alessandro Circati, nato in Italia, cresciuto a Perth e oggi impegnato a costruire il proprio futuro professionale in Portogallo. Per il difensore sono stati due anni particolarmente intensi: l’infortunio al crociato, la fine del lungo percorso con il Parma, il trasferimento al Benfica e, soprattutto, la possibilità di rappresentare l’Australia al Mondiale.
“È successo tanto, sia a livello calcistico che personale. Credo di essere cresciuto molto. Ho vissuto tante esperienze, belle, brutte e diverse. Adesso sono in un nuovo Paese, sto imparando una nuova lingua e sto conoscendo una nuova squadra. Dopo sei anni al Parma mi sentivo molto a casa, mentre ora, piano piano, mi sto sentendo a casa anche in Portogallo, grazie ai ragazzi e al loro aiuto”.
Sei anni in Italia hanno lasciato un’impronta importante nel percorso del difensore. Parma è stata una vera scuola, dalla Serie B alla Serie A, attraverso stagioni e obiettivi completamente differenti.
“Essere difensore in Italia è un posto perfetto per imparare. Ho imparato i principi difensivi, come giocare e come affrontare situazioni diverse. Con il Parma ho vissuto tanti momenti: un campionato in cui abbiamo dominato e un altro in cui dovevamo salvarci. Anche queste sono esperienze da cui impari”.
E sull’attuale stato del calcio italiano Circati non nasconde il proprio auspicio: “Spero che possa crescere. Ci sono tanti tifosi appassionati, ma forse lo stile è un po’ vecchio. Mi auguro che le persone giuste possano cambiare quello che sta succedendo e permettere ai ragazzi che giocano in Italia di crescere e fare grandi cose con la Nazionale”.
Quella di Circati è però anche una storia di identità, di radici italiane e di crescita australiana. “La mia famiglia è italiana, sono i fatti a dirlo. I miei genitori si sono trasferiti qui in Australia e io sono cresciuto qui. Sono come i ragazzi australiani, con una storia italiana alle spalle. I miei amici, il mio modo di fare e il modo in cui sono cresciuto sono totalmente australiani. Mi sento più un ragazzo australiano che italiano, senza togliere nulla all’Italia che è bellissima”.
Radici italiane anche per Jacob Italiano, che porta nel cognome e nella storia familiare un legame con il nostro Paese. “Mio padre, anzi, entrambe le parti della mia famiglia vengono dalla Calabria. Sono calabresi, credo di un piccolo paese chiamato Delianuova. Molti dei miei familiari vivono ancora lì, mentre altri si sono trasferiti a Nizza, in Francia. Quindi sì, ho sicuramente radici italiane”.
Due storie diverse, ma un filo comune: quello di una generazione cresciuta tra culture differenti e di un calcio australiano che, passo dopo passo, prova a ritagliarsi uno spazio sempre più grande. “Sono molto contento di poter giocare contro una Nazionale forte come il Brasile, soprattutto qui in Australia e davanti ai nostri tifosi”, racconta Circati. E Italiano guarda al proprio percorso con la stessa convinzione: “Quando sei giovane e giochi tante partite, questo ti fa crescere. Ti mostra la realtà del calcio. Prima inizi, meglio è”.