KIEV - Due navi commerciali di proprietà turca sono state colpite da droni nella zona economica esclusiva (Zee) della Bulgaria. Si tratta del primo attacco di questo genere avvenuto nell’area marina bulgara, come confermato dall’agenzia marittima locale Maritime.bg.  

A seguito del raid, il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici dei ministeri della Difesa, dell’Interno e della Sicurezza, mentre le autorità di Sofia hanno precisato che l’origine dei droni non è ancora chiara. 

Le due imbarcazioni avevano lanciato i segnali di soccorso intorno alle 4 del mattino (ora locale), a circa 80 miglia nautiche dalla costa, a est di Capo Sant’Atanas e della città di Byala. La prima, la Alfa Watan, era un cargo battente bandiera del Togo da 3.160 tonnellate di portata lorda, appartenente alla società Baraka Shipping con sede a Mersin e diretta al porto di Sulina.  

Dopo aver riportato gravi danni strutturali, la nave è scomparsa dai radar della Guardia di frontiera intorno alle 9, affondando a est della costa bulgara. “L’equipaggio di una nave risulta disperso, mentre i marinai della seconda imbarcazione sono stati tratti in salvo”, ha dichiarato Rumen Nikolov, direttore del Centro di coordinamento dei soccorsi marittimi di Varna, alla radio pubblica Bnr.  

La seconda imbarcazione coinvolta è la Able, una nave da 7.416 tonnellate di portata lorda della società turca Ocean Eagle di Istanbul, battente bandiera di Palau; a bordo è divampato un violento incendio che ha costretto i 18 membri dell’equipaggio ad abbandonare il mercantile. Tutti i marinai sono stati soccorsi da un traghetto bulgaro dirottato in zona, e alcuni di loro, rimasti feriti, hanno ricevuto le prime cure a bordo prima del trasferimento in ospedale sulla terraferma. 

L’episodio segue di sole ventiquattr’ore l’affondamento della Royad Mammadov, un’altra nave di proprietà turca carica di grano ucraino destinato all’Italia, che ha preso fuoco ed è affondata al largo della Romania dopo essere stata colpita da un drone. Secondo i dati forniti dalla società di analisi dei rischi marittimi Ambrey, negli ultimi sei mesi gli oggetti legati al conflitto rinvenuti nel Mar Nero (concentrati nelle acque di Romania, Bulgaria e Turchia) sono più che raddoppiati. 

L’accaduto ha suscitato la dura reazione dei vertici europei. “La situazione nel Mar Nero è sempre più preoccupante. Le navi commerciali – e gli equipaggi innocenti – vengono prese di mira, con vite già perdute in mare”, ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Oggi, due navi commerciali sono state colpite nella zona economica della Bulgaria nel Mar Nero. Questo avviene appena un giorno dopo che una nave turca che trasportava grano ucraino è stata colpita e affondata al largo della costa romena. Sebbene le esatte circostanze di questi incidenti siano ancora in fase di accertamento, gli sviluppi sono molto preoccupanti. Gli attacchi alla navigazione civile sono inaccettabili. Siamo in piena solidarietà con i nostri Stati membri sul fianco orientale”, ha concluso. 

Parallelamente, la regione di Mosca è stata bersaglio nella notte di un attacco massiccio condotto da Kiev. Il sindaco della capitale russa, Sergei Sobyanin, citato dalle agenzie di stampa, ha riferito che “tra le 20:30 del 5 ottobre e le 5:00 del 6 (ora locale) 650 droni si sono diretti verso la regione di Mosca. La maggior parte dei velivoli senza pilota è stata distrutta dalle forze di difesa aerea e 105 sono stati abbattuti mentre si avvicinavano alla capitale”. Secondo l’agenzia Tass, si tratta del secondo attacco più imponente mai sferrato contro la capitale russa dall’inizio del conflitto. 

Il governatore regionale Andrei Vorobyov ha riferito che il raid ha provocato un morto (un ragazzo di vent’anni deceduto in un villaggio alla periferia della città), sei feriti e danni ad abitazioni private in diverse località. 

L’attacco ha inoltre provocato un vasto incendio presso la LPDS “Volodarskaya” a Konstantinovo (circa 40 km dal centro di Mosca e 450 km dal confine ucraino), l’impianto petrolifero e centro di produzione e distribuzione più grande della regione. La struttura, mossa da un volume di merci pari a 3 milioni di tonnellate all’anno e collegata alle raffinerie di Mosca e Ryazan, stocca e trasporta benzina, gasolio e carburante per aviazione tramite oleodotti diretti agli aeroporti di Vnukovo, Domodedovo e Sheremetyevo. Canali di monitoraggio e la testata Unian hanno diffuso immagini e filmati che mostrano alte fiamme e fumo levarsi dal sito. 

Sul fronte delle operazioni aeree, il ministero della Difesa russo ha dichiarato che la propria contraerea ha speronato e abbattuto ad oltre 10.000 metri di quota un pallone aerostatico dell’esercito ucraino che trasportava un drone dotato di modulo Starlink. “Un operatore di droni intercettori della Brigata autonoma ‘Varyag’ delle Forze per i sistemi senza pilota ha colpito un pallone dell’esercito ucraino”, si legge nella nota ufficiale diffusa insieme al filmato dell’intercettazione. 

Gli attacchi giungono mentre Mosca ha intensificato i raid sul territorio ucraino, a oltre quattro anni dall’inizio dell’offensiva, e dopo che domenica l’esercito russo aveva annunciato un’ulteriore escalation contro le infrastrutture ucraine in risposta alle promesse del presidente Volodymyr Zelensky di colpire le raffinerie russe. 

Nelle stesse ore si registrano altri drammatici raid su entrambi i fronti. Nel territorio occupato dai russi a Zaporizhzhia, un drone ucraino ha colpito un minibus nei pressi di un villaggio lungo la linea del fronte, provocando tre morti (tra cui il conducente) e il ferimento di tre passeggeri, secondo quanto riferito su Telegram dal funzionario filo-russo Yevgeny Balitsky. Nella città di Zaporizhzhia, invece, un drone russo ha colpito nella notte un ponte sul fiume Dnipro, causando il ferimento di cinque persone, tra cui due operatori della Croce Rossa; il Comune ha successivamente comunicato la chiusura della struttura e la deviazione del traffico a causa dei danni riportati dal manto stradale.